...ancor prima di diventare mamme, perché già da quel momento si è in “ritardo”  – a detta di altri – nell’intraprendere quel viaggio. Poi magari si è in ritardo sulla data di nascita e poi si è sempre un quadro d’ora in ritardo per i primi sei mesi, perché anche quando ti organizzi per partire in anticipo...il tuo piccolo avrà fame o farà cacca proprio nel momento di uscire.

Ci sono cose semplicissime che ti fanno capire che tuo figlio è cresciuto. Sono apparentemente impercettibili, ma per te che conosci ogni centimetro della sua pelle, che sai dare significato a ogni suo più piccolo pianto, che lo conosci dal suo primo respiro e ancora prima dal suo primo battito...sono certezze. Il più piccolo gesto e dici “Sì, è cresciuto”...e per alcune cose non ha più bisogno di me. Come individuare la sua borraccetta dell’acqua, recuperarla e bere da solo.

Potrebbe essere il titolo della settimana che si è appena conclusa...ed è già lunedì.

Allatti? Sì. L’hai scelto? No, mi è “capitato”. Ne sei felice? Tremendamente. Quando smetterai? Non lo so, ma credo sarà una cosa naturale, com’è stata ogni cosa tra me e il mio bambino.

Ci sono giorni, ma anche mezz’ore, minuti, attimi o momenti in cui pensi che davvero non puoi farcela, che avevi davvero bisogno di quei dieci minuti “per te”, di poter svuotare una lavatrice, mettere sul fuoco una pentola, piegare delle calze, bere veloce un caffè o una tazza di tè.

Dopo un sabato e una domenica mattina trascorsi all’aperto, è tempo di rallentare e ritrovarsi, anche nelle abitudini. Di recuperare delle routine. Perché la vita dell’asilo nido ci chiede anche questo. E ci chiede pure di fermarci ogni tanto, anche a metà del gioco più bello o della corsa più grande, controllare dov’è la mamma e poi decidere se ripartire o correre da lei per un abbraccio.

Cosa significa ambientarsi? Per me entrare in un nuovo luogo a piccoli passi, andando un po’ avanti, ma tornando anche un pochino indietro. Prendendo qualche rincorsa per fare poi grandi salti. E quella rincorsa la si prende così, tornando nel luogo più sicuro che c’è: le braccia della mamma.

L’estate non l’abbiamo ancora salutata, ma con il primo di settembre il giro di boa è stato fatto. Un’estate che ho amato, fatta di cose semplici e che si è resa artefice di un mare di attimi indimenticabili, che hanno arricchito il nostro cassetto degli aneddoti e dei ricordi.

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