Sì, i bambini hanno diversi bisogni. A rischio di ripetermi, primo tra tutti, quello di vicinanza con la loro mamma, bisogno che si fa sentire sempre più forte quando i nostri bimbi o bimbe stanno facendo una piccola – che per loro è sempre grande – crescita.

Ogni giorno, sulla Terra, nascono circa duecentomila bambini e bambine.

Quindi ogni giorno circa duecentomila donne diventano madri per la prima volta, “circa” perché alcune lo diventano per la seconda, terza o magari quarta volta, o lo diventano di gemelli. Anche se per quel figlio o quella figlia lo saranno per la prima volta.

Metti quattro amiche – al bar – oppure tre, ma ne bastano anche “solo” due.

Metti almeno due carrozzine, passeggini, ovetti, fasce, marsupi, metti una poppata, un biberon e un pannolino che si riempie. Metti un cappuccino – che berrai freddo – e una brioches – che non ti accorgerai nemmeno di aver mangiato –.

Come si fa a capire quanto un bimbo è innamorato della sua mamma, ma si fida abbastanza di lei da “staccarsi” un po’?

Metti un week-end lavorativo, metti un bimbo piccolo, metti un papà a disposizione...shakera tutto insieme e...

La mia settimana è iniziata così, o meglio anche questa settimana è iniziata così.

La scorsa con la telefonata alle 7.30 puntuali per prenotare la visita dal pediatra in vista del vaccino, questa perché lunedì avevamo il suddetto vaccino.

Nel senso che le mamme hanno sonno. Sempre.

Nel senso che le mamme non fanno un “bel sonno”, profondo e magari ininterrotto, dal “giorno zero” del loro bambino o magari – come nel mio caso –, dal nono mese, durante il quale Fabio aveva già iniziato a “comandare” sulla posizione da assumere per “dormire”.

 Già, perché il mondo è pieno di mamme. Sono commesse, cameriere, bariste, maestre, dottoresse, infermiere, artigiane, imprenditrici di se stesse (e anche avvocato, ingegneri, dirigenti d’azienda, queste però sono figure professionali che incontriamo meno spesso nella nostra quotidianità...magari le incrociamo “in borghese” all’uscita da scuola).

Ho sempre pensato che – in linea di massima – non esistano luoghi “inadatti” a bambini e bambine, esistono piuttosto bimbi e bimbe “non adatti” ad alcuni luoghi poiché non li hanno esperiti da subito o con gradualità. Mi spiego: “al supermercato non lo porto perché...” (ciascuno avrà la propria motivazione), questo finché il pargolo non ha due anni e lo si reputa “finalmente adatto” al supermercato...

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