Per i bambini – come per gli adulti – ci sono giornate sì e giornate...nì.

Perché non mi piace essere troppo negativa, ma effettivamente ci sono giorni da dimenticare. 

Sono spesso legati agli “scatti di crescita” e molto spesso al cambio del tempo. – Che non sarà una cosa studiata e certificata, ma temporali in arrivo e vento, ad oggi, si sono rivelati pessimi alleati della serenità famigliare –.

Cosa significa? Che talvolta non ci vedono molto bene (qui ci starebbe una faccina con linguaccia)...accecate da un amore incondizionato {dovuto a nove mesi di gravidanza e al parto che suggella l’enormità del far nascer una nuova vita e giustifica la paura che ad essa accada qualcosa}. Ma è per questo che esistono i papà! Che aiutano (o almeno ci provano) a trovare un po’ di equilibrio.

Una mamma, per il proprio figlio, è come una pozione magica.

Ci sono tantissime cose che non sai quando diventi mamma, spesso sono cose poco piacevoli {le notti insonni che non potevi immaginare fossero davvero così; le ore con un bimbo in braccio rigorosamente in piedi, sia mai che sedendosi il mondo cambi il proprio allineamento; i pannolini troppo piccoli per contenere tutto...come faranno a farne così tanta; i denti, mi dicono, ancora è presto per noi.

...e con (più di) un lavoro

Fare la mamma è un impiego vero e proprio.

E per di più full time. Non c’è nulla da dire. È peraltro uno di quelli pagati con beni immateriali e non spendibili, anche se estremamente appaganti – sorrisi e crescite dei propri figli e figlie –. Non prevede ferie, nemmeno mezze giornate, almeno per i primi sei mesi, talvolta nemmeno la notte “libera”. Non prevede tempo per docce solitarie (né pipì), telefonate o caffè con le a

Ci sono, per le mamme, degli argomenti “spinosi”. Riguardano cose che si fanno con totale naturalezza, ma per le quali può accadere di essere “riprese”, come tenere bimbi e bimbe “sempre” in braccio o prenderli appena piangono. {Ecco, “sempre” l’ho volutamente virgolettato, perché, per quanto un piccolo stia in braccio della sua mamma – o del suo papà – non vi rimane sempre} Ecco che forse non è così scontato sapere che alcuni bambini sono “ad alto contatto”, hanno quindi più bisogno di altri di sentirsi fisicamente vicini alla loro mamma, di “assaporarla” e annusarla, di esaurire il proprio bisogno, anche fisico, di nutrirsi di lei.

Oggi mi presento.

Sono Stefania, direttrice de #leducazione moglie e neo-mamme, lavoratrice instancabile che ha scoperto che talvolta fermarsi, o magari rallentare, non è una scelta che fai, ma una cosa che ti capita, perché entra a far parte della tua vita “qualcosa” che reclama la tua completa attenzione.

Poi questa piccola cosina poco alla volta cresce un po’ e tu ti ritrovi con una mano libera, una sola, ma è sufficiente quella per diventare “wonder-mum”! Così sai anche svuotate e caricare una lavastoviglie con un’unica mano! E molto altro!

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Registrazione del Tribunale di Verona n.2049 Del 28 Luglio 2015 - R.o.c. Num 25932