Già, perché il mondo è pieno di mamme. Sono commesse, cameriere, bariste, maestre, dottoresse, infermiere, artigiane, imprenditrici di se stesse (e anche avvocato, ingegneri, dirigenti d’azienda, queste però sono figure professionali che incontriamo meno spesso nella nostra quotidianità...magari le incrociamo “in borghese” all’uscita da scuola).

Ho sempre pensato che – in linea di massima – non esistano luoghi “inadatti” a bambini e bambine, esistono piuttosto bimbi e bimbe “non adatti” ad alcuni luoghi poiché non li hanno esperiti da subito o con gradualità. Mi spiego: “al supermercato non lo porto perché...” (ciascuno avrà la propria motivazione), questo finché il pargolo non ha due anni e lo si reputa “finalmente adatto” al supermercato...

Nella vita da neo-mamma arriva il momento, ahimè, di riprendere, a piccoli passi, il contatto con il mondo del lavoro. È tempo di ricominciare a pensare a l’educazione. 

Non ho mai considerato l’idea di poter essere una mamma non lavoratrice, o meglio un donna che non lavora. Ammetto però che il mio planning giornaliero oggi vede le esigenze di Fabio sopra a tutto.

Argomento scottante.

Non so come vivete voi questa cosa, se avete scelto subito la “culla integrata” al letto (side-bed) o come me avete optato per una culla/lettino/carrozzina specifici per il piccolo. Nel caso della side-bed magari avete fatto delle valutazioni sulla comodità di non alzarsi per recuperare il pargolo affamato. O avete sempre desiderato dormire con il vostro cucciolo.

L’editoriale di questo numero de l’educazione parla di questo. Di cambiare e di cambiamento.

Un anno fa, in questi giorni, abbiamo iniziato il nostro più grande cambiamento. Abbiamo scoperto che c’eri tu. Così, con molta delicatezza e incertezza, abbiamo iniziato a pensare che un giorno saremo diventati mamma e papà.

Quando incontriamo una nuova vita, passato il periodo del “tutto e subito” durante il quale il nostro piccolo richiede ogni nostra energia, attenzione, attimo e soprattutto tutto lo spazio – libero e non – della nostra mente, ci ritroviamo a pensare agli affetti, alle persone importanti della nostra vita e al valore che desidereremmo avessero in quella di nostro figlio o figlia. 

Per i bambini – come per gli adulti – ci sono giornate sì e giornate...nì.

Perché non mi piace essere troppo negativa, ma effettivamente ci sono giorni da dimenticare. 

Sono spesso legati agli “scatti di crescita” e molto spesso al cambio del tempo. – Che non sarà una cosa studiata e certificata, ma temporali in arrivo e vento, ad oggi, si sono rivelati pessimi alleati della serenità famigliare –.

Cosa significa? Che talvolta non ci vedono molto bene (qui ci starebbe una faccina con linguaccia)...accecate da un amore incondizionato {dovuto a nove mesi di gravidanza e al parto che suggella l’enormità del far nascer una nuova vita e giustifica la paura che ad essa accada qualcosa}. Ma è per questo che esistono i papà! Che aiutano (o almeno ci provano) a trovare un po’ di equilibrio.

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