Ci sono, per le mamme, degli argomenti “spinosi”. Riguardano cose che si fanno con totale naturalezza, ma per le quali può accadere di essere “riprese”, come tenere bimbi e bimbe “sempre” in braccio o prenderli appena piangono. {Ecco, “sempre” l’ho volutamente virgolettato, perché, per quanto un piccolo stia in braccio della sua mamma – o del suo papà – non vi rimane sempre} Ecco che forse non è così scontato sapere che alcuni bambini sono “ad alto contatto”, hanno quindi più bisogno di altri di sentirsi fisicamente vicini alla loro mamma, di “assaporarla” e annusarla, di esaurire il proprio bisogno, anche fisico, di nutrirsi di lei.

 

Sono quei piccoli che negli scatti di crescita chiederanno continuamene il seno. Non possiamo poi dimenticarci che bimbi e bimbe piccoli hanno un unico canale per comunicare con noi: le espressioni, che esplicitano il loro benessere o malessere, quindi sorridono/ridono o piangono. Quando un bimbo piange, se si intuisce non essere un pianto di capriccio (e sono certa che lo riconoscete) andrebbe come prima cosa preso in braccio. Fuori da ogni tabù. Pensiamo a noi adulti, quando abbiamo un problema o un malessere, di cosa abbiamo bisogno? Di sentirci ACCOLTI. Come possono sentirsi accolti neonati o lattanti? Venendo presi in braccio! Così facendo, ciò che comunichiamo loro prima di tutto è “accetto il tuo malessere, dai che la risolviamo insieme”!

Così dopo 3 mesi di abbracci stretti, Fabio accetta anche quelli “a distanza”: uno sguardo che gli fa capire “la mamma c’è”. Quindi spazio agli abbracci, e non solo a quelli che ci richiedono loro...anche a quelli di cui abbiamo voglia noi. {Che poi quale fosse il loro “problema” a volte non lo sapremo mai, ma importa ciò che abbiamo costruito con queste attenzioni: un attaccamento sicuro che rimarrà per sempre} Stefania #unopiuunougualeatre

Ps A tre mesi dovremmo pensare al “taglio simbolico” del cordone ombelicale, per fare spazio al papà nella stretta diade mamma-bambino che si è creata fino a quel momento, e che era necessaria alla sopravvivenza del piccolo. Si può creare così la triade, la famiglia, dove c’è spazio per tutti. Il mio pensiero? Facciamolo a piccoli passi e non escludiamo fin dall’inizio il papà nella cura del piccolo. Poi se è vero che bimbi e bimbe crescono un po’ in capacità e relazione a tre mesi, è altrettanto vero che è concesso loro di prendere la rincorsa per crescere. Quindi soddisfiamo la loro voglia di mamma – anche quando ritorna – e tutto poi filerà liscio. Ps 2 Di “bisogni che ritornano” e “prendere la rincorsa abbiamo parlato già in un video, se vi va!

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