...e con (più di) un lavoro

Fare la mamma è un impiego vero e proprio.

E per di più full time. Non c’è nulla da dire. È peraltro uno di quelli pagati con beni immateriali e non spendibili, anche se estremamente appaganti – sorrisi e crescite dei propri figli e figlie –. Non prevede ferie, nemmeno mezze giornate, almeno per i primi sei mesi, talvolta nemmeno la notte “libera”. Non prevede tempo per docce solitarie (né pipì), telefonate o caffè con le a

miche privi di interruzioni. Spesso ci si trova a parlare con l’amica/sorella/cugina e a deconcentrarsi un attimo dal proprio piccolo/a per poi porvi nuovamente l’attenzione e ritrovarsi a sorridere...perdendo il filo della conversazione (o sorridendo proprio al momento sbagliato).

 

Scherzi a parte, ciò su cui riflettevo e su cui mi interrogo in questi giorni con alcune amiche, è quanto sia totalizzante per una donna un figlio. Nei primi mesi si è noi per lui o lei – forse un po’ meno se non si allatta al seno, questo non lo posso dire –, ma se con il proprio partner non si è deciso che sia lui a prendere la paternità, questi primi mesi si vive in funzione del nuovo arrivato. E come mi ha detto un’amica al secondo figlio “in realtà, non credevo, ma ci si riesce”...a gestire tutto {notti insonni, cambi, poppate, lacrime – loro e nostre –, lavatrici, cene...} Ecco, questa è la forza delle donne.

Provarci. Sbagliare magari, ma correggersi e ogni volta ricominciare. Perché ricominciare? Da zero a dodici mesi non ci sono routine consolidate, o che abbiano una durata che supera i tre giorni, perché sono mesi di crescite continue. Quindi mi preoccuperebbe maggiormente una routine troppo fissa di una fortemente altalenante, espressione appunto dei piccoli progressi di ogni giorno.

E di nuovo la forza delle donne: la disponibilità a fare e disfare ogni volta senza lasciarsi scoraggiare!

Stefania

#unopiuunougualeatre

Ps esistono poi delle piccole routine, anche se morbide, basate su pratiche che noi adulti mettiamo in atto sempre allo stesso modo. Riguardano principalmente l’addormentamento serale. Perché la notte anche per bimbi e bimbe presto diventerà il momento del riposo “vero”.

Allora predisponiamo noi stessi – a lasciar andare le preoccupazioni –, loro – a entrare nella fase finale della giornata, magari con un cambio pannolino e vestitino, per tutti il pigiama è il capo con il quale si sta “comodi” –, l’ambiente – piano piano a spegnersi –...chissà che non si riesca a cenare qualche volta come gli innamorati (salvo crollare poi sul divano).

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Registrazione del Tribunale di Verona n.2049 Del 28 Luglio 2015 - R.o.c. Num 25932