Per i bambini – come per gli adulti – ci sono giornate sì e giornate...nì.

Perché non mi piace essere troppo negativa, ma effettivamente ci sono giorni da dimenticare. 

Sono spesso legati agli “scatti di crescita” e molto spesso al cambio del tempo. – Che non sarà una cosa studiata e certificata, ma temporali in arrivo e vento, ad oggi, si sono rivelati pessimi alleati della serenità famigliare –.

 

Bimbi e bimbe quando sono stanchi, scomodi, infastiditi, annoiati, arrabbiati (o pensano di esserlo)...piangono. Così come quando devono crescere e ne hanno un po’ paura. Perché quando diventi grande, quando impari una cosa nuova, sai cosa ti lasci alle spalle, ma non sai molto bene cosa ti troverai davanti. Allora se sei piccolo...piangi e cerchi attenzioni, per essere certo che mamma e papà ci saranno anche se tu hai imparato a intrattenerti un po’ sulla tua sdraietta...o ad addormentarti da solo nella tua culla. Piangi perché vuoi essere certo che se accade qualcosa, o se hai semplicemente “voglia di coccole”...mamma e papà saranno lì per te.

Così retrocedi un po’... per prendere la rincorsa, e fare poi un grande salto in avanti (figurato e non).

Giornate dure dicevo, potrei farvi un elenco di cosa mi è successo in due giorni e due notti, e molte di voi potrebbero fare una spunta – ce l’ho, ce l’ho, ah questa mi manca...davvero può succedere (sguardo vacuo e preoccupato) – ma preferisco lasciarvi nel limbo, che se non sapete è meglio non sapere, se sapete...grazie per la solidarietà, la sento!

{So che ci sono bimbi e bimbe che sembrano piangere “sempre”, essere “sempre” un po’ imbronciati o malinconici. Non ho questa esperienza, ho però quella di un piccolo che per un mese ha praticamente voluto “sempre” stare in braccio. È stata dura, noi ce la siamo sbrigata in tre, con mio marito, non avendo altre possibilità di aiuto. Se le avete sfruttatele. Riservate per voi i momenti nei quali il vostro piccolo è sereno (ci sono, né sono certa, e scaricandovi un po’ riuscirete a vederli), non sentitevi in difetto. Poi piano piano riuscirete a recuperare le forze, perché sono quelle che ci mancano, gli ormoni smetteranno un po’ di fare le bizze e avrete entrambi il piacere di ritrovarvi, che è la chiave dell’amore reciproco}

Giornate dure, ma anche crescite si diceva. Qui siamo a quasi tre mesi e mezzo...Fabio ha iniziato a sorridere prestissimo, e da subito mi sono “impegnata” affinché il suo sorriso endogeno, legato cioè ad un benessere fisico, si trasformasse in sorriso sociale - che significa: sorrido perché sei tu, sorrido perché fa piacere a te, perché ti conosco e riconosco, ti voglio bene, sei la mia mamma, sei il mio papà –.

Così ogni volta che sorrideva, sin dalla maternità l’ho letteralmente riempito di complimenti (e vocine sceme, che ogni tanto si può). Così Fabio ha sorriso sempre di più, sostenuto nella sua azione da un contesto di gioia (un vero e proprio condizionamento operante degno di Pablov)...e ci ha messo anche la fossetta! Questo semplice scambio è diventato un gioco tra noi.

Ora però vedo nei suoi sorrisi e nelle sue risate sempre maggiore consapevolezza! C’è l’intenzione, il desiderio di sorridere a noi, di farlo nel momento giusto e solo con le persone “giuste”.

Quindi sì, abbiamo avuto delle notti complesse e delle giornate ní, ma abbiamo fatto uno scatto di crescita fantastico: il sorriso.

E che dire...serve altro?

Stefania 

 

#unopiuunougualeatre

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