Quando incontriamo una nuova vita, passato il periodo del “tutto e subito” durante il quale il nostro piccolo richiede ogni nostra energia, attenzione, attimo e soprattutto tutto lo spazio – libero e non – della nostra mente, ci ritroviamo a pensare agli affetti, alle persone importanti della nostra vita e al valore che desidereremmo avessero in quella di nostro figlio o figlia. 

Tante di queste riflessioni – prevalentemente notturne – sono arrivate con la lettura di un albo illustrato nuovissimo, “Baci di neve”.

Essendo esso un progetto di Facile Aiuto Editore, di cui sono responsabile pedagogica, ho seguito tutto il percorso che ci permette di avere questo libro tra le mani oggi. Dalla conoscenza dell’autrice, alla prima lettura/ascolto del testo, alla scelta dell’illustratrice e poi, piano piano, il passaggio da qualcosa di astratto a un oggetto concreto, un oggetto “parlante” come lo sono tutti i libri, e carico di emozioni date dalla reciprocità tra parole e immagini, prerogativa dei libri illustrati.

Alla prima lettura ero ancora in gravidanza, erano gli ultimi mesi. L’autrice ha dato voce per noi al suo racconto, ancora “fogli volanti”, e mi ha commossa. Allora ciò era avvenuto perché la storia era toccante, raccontava qualcosa che ogni bimbo o bimba, ma anche ragazzo o adulto, può aver vissuto o vivrà: la perdita di una persona cara.

Come vi dicevo la storia è ora un libro. Così, com’è diventata mia abitudine, appena l’ho avuto in mano l’ho sfogliato con Fabio, leggendolo per lui e raccontando le bellissime immagini che incontravamo pagina dopo pagina. Proprio a quel punto si è aperta tutta la serie di riflessioni che vi dicevo sulla mia nonna.

Crescendo, irrimediabilmente si deve fare i conti con la perdita delle persone care, la vita, ahimè, è fatta anche di questo. Io ho due nonne, e le ho ancora entrambe anche se una non c’è più, e proprio a lei mi ha fatto pensare, oggi che sono mamma e lei sarebbe diventata bisnonna, “Baci di neve”.

Non avevo associato questa storia alla “mia storia” prima. Non so perché – anche se sospetto che durante la gravidanza la “natura” cerchi di difenderci dai piccoli dolori –.

Fatto sta che mi sono ritrovata a pensare alla mia nonna Antonietta, e a raccontare di lei a Fabio.

Era quella nonna che ti faceva giocare ai travestimenti, che ti portava con la bicicletta, che ti coinvolgeva nella preparazione di torte e altre pietanze, che ti dava il caffè e che aveva anche delle ricette segrete (gnocchi e “galani” – chiacchiere in italiano – tanto buoni non li mangerò mai più). Quella nonna che ti torna alla mente quando senti certi profumi o incontri certi sapori. Quella nonna così brava a raccontare, che hai l’impressione di aver giocato con lei in granaio quand’era piccola o di aver assistito al dramma della “perdita delle mucca di casa”, quasi una di famiglia (è già, erano proprio altri tempi). Quella nonna più simile a te, con la quale sei cresciuta e che, poco a poco, è diventata un po’ un’amica con cui prendere un tè e fare qualche chiacchiera.

Questo il mio momento speciale con lei, diverso da quello della bimba del libro, ma comunque qualcosa di solo nostro.

Ricordi di questa nonna ne ho molti. E credo che anche Fabio ne avrà, perché lei è ancora viva nella mia mente e rievocarla per lui è diventato un momento felice.

Un figlio cambia totalmente il tuo modo di vedere la vita, tanto che qualcosa che poteva creare ancora una leggera malinconia può diventare un momento felice.

Se vi ho incuriositi “Baci di neve” lo trovate qui 

Stefania 

#unopiuunougualeatre

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