Argomento scottante.

Non so come vivete voi questa cosa, se avete scelto subito la “culla integrata” al letto (side-bed) o come me avete optato per una culla/lettino/carrozzina specifici per il piccolo. Nel caso della side-bed magari avete fatto delle valutazioni sulla comodità di non alzarsi per recuperare il pargolo affamato. O avete sempre desiderato dormire con il vostro cucciolo.

Per me, onestamente, cosleeping significa non dormire, fare attenzione a come mi muovo io e a come si muove il papà...terrorizzata dall’idea di schiacciare il piccolo. Quindi essenzialmente non consentirmi un buon riposo. L’estrema vicinanza, lo stare avvinghiati non mi permette di rilassare il fisico, magari non per tutti è così.

Ammetto poi che la notte mi piace ritrovarmi un po’ da sola...tanto che a volte fatico ad addormentarmi e ho il sospetto che sia il desiderio di stare un po’ con me.

E credo che Fabio in questo sia un po’ come me.

Fabio è un bimbo che sta molto in braccio, non so se sia “ad alto contatto”, ma so che ama osservare Il mondo, – e da quale luogo lo si può far meglio se non dalle braccia di mamma e papà? – la notte però, dopo la poppata, cerco sempre di rimetterlo nel suo letto (appunto “cerco”). Ho posizionato la culla dalla mia parte, al primo “richiamo” (talvolta un piccolo versetto) stabilisco un semplice contatto, facendogli capire che sono “sveglia” {termine dal significato molto ampio quando sei mamma, che va da “non dormirò più per ore, poi vado ad accendere la lavatrice” a “ok, dammi un secondo, cerco le forze e ti attacco al seno, poi mi fido di te”}, lo rassicuro a voce, lo tocco, accendo la lucetta; a quel punto si mangia e poi si torna nel proprio letto. La culla è un luogo fisso per lui, infatti quando si sveglia lì è sereno, non piange, ma chiama, sembra sapere dove si trova, ciò non accade nella carrozzina ad esempio.

Detto questo, il primo mese, quasi ogni volta che si svegliava la notte per mangiare, stanchissima, mi addormentavo, quindi necessariamente dormiva tra le mie braccia...e quando mi svegliavo era già ora del pasto successivo. Poi, poco a poco ho recuperato le energie. Ora al mattino quando si sveglia tra le sei e le sette, dopo dieci o undici ore di sonno (intervallato dai pasti), poiché la stanchezza – per lui – è passata, lo faccio rimanere nel nostro letto, questione di comodità, ma anche voglia reciproca di compagnia.

La seconda notte di vita, in maternità, l’abbiamo passata anche noi – scomodi scomodi – nello stesso letto, probabilmente stava prendendo consapevolezza di essere nel mondo e ricercava quel contatto che in un attimo era venuto a mancare. Me lo sono assaporato al massimo quel tempo, lui ancora inerme, poco capace di muoversi in un corpo conosciuto, ma in una diversa gravità, bisognoso solo di vicinanza. Bisognoso solo di me.

Il cosleeping credo sia un’esigenza, talvolta della mamma, spesso del bambino: pertanto con motivazioni e finalità diverse.

Quando è un bisogno del piccolo credo vada assecondato. Lo richiederà magari in occasione degli “scatti di crescita”, quindi se sta prendendo la rincorsa e ha bisogno di essere certo del vostro amore, se magari è un po’ raffreddato/malato/febbricitante, alla ricerca allora di consolazione, se vi ha viste poco durante quella giornata – sempre consolazione –. Però va assecondato. Dormiremo male, ma il nostro piccolo ha bisogno di noi, di consolidare quell’attaccamento sicuro che stiamo instaurando. Ha bisogno di noi perché siamo la la su “medicina”, il suo rimedio “a tutti i mali”. 

Se il bisogno e della mamma...lascio a voi la riflessione. Se siete ancora a casa in maternità, il mio pensiero è di tenerlo stretto-stretto durante uno dei riposini, o anche da sveglio, se già lavorare fate ciò che sentite. Ma non scordate di capire anche i bisogni del vostro bimbo o della vostra bimba, che magari con il cosleeping a volte può essere un po’ in difficoltà. 

Stefania 

#unopiuunougualeatre

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