Nella vita da neo-mamma arriva il momento, ahimè, di riprendere, a piccoli passi, il contatto con il mondo del lavoro. È tempo di ricominciare a pensare a l’educazione. 

Non ho mai considerato l’idea di poter essere una mamma non lavoratrice, o meglio un donna che non lavora. Ammetto però che il mio planning giornaliero oggi vede le esigenze di Fabio sopra a tutto.

 

Il lavoro è una necessità, per tutti. Non unicamente per fini economici, ma è quel qualcosa che aiuta a fare di noi...noi. Perché nella vita non possiamo solo essere “la mamma di”, “la moglie di”. Dobbiamo necessariamente essere noi stessi e il lavoro aggiunge dettagli a ogni io.

Che ci sia capitato per caso o che abbiamo lavorato con impegno per raggiungere il nostro traguardo, se ci mettiamo passione lavorare non toglie niente a chi ci ama e si ama, piuttosto aggiunge: solo se siamo soddisfatti di noi possiamo stare bene con gli altri.

Una neo-mamme potrebbe riprendere il proprio lavoro o scegliere un nuovo percorso – stimo molto quelle donne che si reinventano completamente con figli e figlie, iniziando spesso percorsi autonomi, quasi che aver partorito non possa più porre limiti a quanto una donna sa e può fare –, importante è mantenere la propria identità anche “fuori casa”, se ci pensiamo significa non sovraccaricare chi vive con noi di un compito molto grande: la nostra realizzazione.

Quello per l’educazione, per me, è molto più di un lavoro, perché mi dà molto di più. 

È un modo per scoprire e conoscere persone e realtà. È possibilità di farmi e lasciarmi stupire dalla quantità di cose belle che le persone possono fare o essere, ma anche dire e pensare. Quando rileggo un articolo trovo sempre un punto che mi colpisce e che ne diventa l’occhiello. Così in pochissime parole cerco di dirvi cosa mi ha toccato di quella persona, quel progetto, quella storia.

“l’educazione” è fatta da tutte le persone che stanno dietro a quelle parole. Persone che abbiamo incontrato, magari anche solo per poco o virtualmente, ma che ci hanno colpito abbastanza da chiedere loro di “entrare nella nostra casa”. Perché l’educazione è come una casa per noi, un luogo familiare dove incontrare amici nuovi e vecchi. Cosa mi piace di questo lavoro? Proprio questi incontri. 

Il nostro magazine si è evoluto con noi, è cresciuto e si è strutturato anche per rispondere a quelli che capiamo possono essere bisogni e interessi comuni ai nostri. Spaziamo nelle età e nelle esperienze, mantenendo sempre il nostro obiettivo: donare informazioni, creare conoscenza, perché solo grazie a essa si ha la libertà di scegliere. A fare da sfondo a tutto ciò vi è la pedagogia del ciclo di vita. In poche parole significa che crediamo non si abbia mai finito d’imparare, perché la vita ci mette continuamente davanti a cambiamenti e nuove sfide e ci richiede di reinventarci. 

Così da donna lavoratrice moglie, si diventa anche mamma...e c’è bisogno d’imparare cose nuove e di accettare cambiamenti per stare bene. 

Siamo disponibili a cambiare e, come l’educazione, a farci plasmare positivamente dai fatti?

Sì, è la chiave del successo!

Stefania 

#unopiuunougualeatre

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