La mia settimana è iniziata così, o meglio anche questa settimana è iniziata così.

La scorsa con la telefonata alle 7.30 puntuali per prenotare la visita dal pediatra in vista del vaccino, questa perché lunedì avevamo il suddetto vaccino.

 

“Sono la mamma di Fabio”. Una frase bella che ormai mi appartiene.

Sentirsi chiamare con il cognome di qualcun altro, presentarsi a nome di un altro...in effetti è cosa un po’ particolare, alla quale però ci si abitua presto.

Al corso preparto ci avevano fatto fare un esercizio che consisteva nel raccontare il proprio bimbo o bimba in prima persona. Utile, oggi ancor più lo capisco, a due scopi: iniziare a pensare...di non poter più pensare solo per sé, e allo stesso tempo capire come la “persona” che ci si porta dentro sia già diversa da noi, abbia peculiarità, gusti, desideri (e un domani bisogni e soprattutto sogni) propri.

Facile da fare?

Lo è decentrarsi?

Non direi.

È più facile farsi totalmente sopraffare da questa personcina che entra nelle nostre vite e ci fa ubriacare d’amore. Però anche se ci inorgoglisce essere “la mamma di”, un po’ dovremmo ricordare di essere anche noi stesse. Perché fin troppo presto i nostri figli e figlie saranno persone bisognose del proprio spazio per crescere. E più lo vorranno e ricercheranno questo spazio e meglio avremo fatto il nostro lavoro: un bimbo (ma anche un ragazzo) che sa di poter andare, sa soprattutto di poter tornare, perché la sua mamma sarà lì a gioire con lui e per lui dei nuovi traguardi raggiunti, perché sarà un’alleata nelle difficoltà, una spalla su cui piangere per quelle che, a certe età, possono sembrare sconfitte insanabili; perché sa che la mamma è un porto sicuro, ma anche una mano che spinge un po’ di più. Un bambino che va, sa che la mamma (e il papà) ci sarà, sempre.

E sarà un adolescente che sbaglierà con un po’ meno paura del giudizio e un po’ meno timore di rivedersi, perché si può “sbagliare”, l’importante è imparare (so che fa sorridere parlare già di adolescenza, ma ciò che facciamo oggi nei rapporto con figli e figlie ce lo ritroviamo domani).

Detto tutto questo, sono la mamma...di una piccola peste, che a nemmeno cinque mesi – e fa venire i brividi dirlo – ha già imparato a “far finta” di avere la tosse per richiamare la nostra attenzione.

Sono una mamma, e come tutte voi cerco di assaporare ogni attimo del mio bambino e di imprimerlo nella mia mente...anche per quando sarà un piccolo tornado o un adolescente “combina guai”. Ci saranno giorni in cui esserlo ci inorgoglirà, altri che magari ci farà sorridere, altri ancora che un po’ ci farà piangere (di gioia o di sconforto)...ma questa è la vita, fatta di crescite, lacrime, errori e ritorni, fatta di amore.

Credo che sarò, che saremo, per sempre “la mamma di” e che esserlo ci abbia fatto diventare persone più complete, che questa realtà ci abbia dato qualcosa in più, abbia aggiunto bellezza al nostro essere donne e che non abbia tolto nulla al nostro essere mogli o compagne...se così è, la mamma la stiamo “facendo bene”!

Stefania

#unopiuunougualeatre

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