La vita della neo-mamma è costellata di “prime volte”, apparentemente “banali” agli occhi dei più (papà compresi, che almeno in parte proseguono la loro vita senza particolari cambiamenti), emotivamente “strane” per chi si trova a viverle, e credo sempre più particolari con l’alzarsi dell’età della mamma (perché più consapevole che quel figlio o figlia potrebbe essere l’unico).

 

Le prime volte di cui parlo sono le cose che le mamme devono imparare nuovamente a fare da sole.

Da quando si scopre di essere in gravidanza, per circa otto mesi, si ha la consapevolezza di non essere mai sole, giorno e notte. 

Il piccolo nasce, e per i primi tre mesi circa vi è una reale dipendenza l’una dall’altro/a. Una dipendenza sana: garantisce al piccolo un attaccamento sicuro. 

La mamma si trova totalizzata dalle esigenze di questo esserino non autonomo che per tutto ha bisogno di lei. Spesso non vede l’ora arrivi a casa il papà per “sollevarsi un po’”...per poi magari cercare di riprenderselo alla prima lacrima – talvolta mi succede che se si addormenta molto presto la sera, nonostante la stanchezza, “mi manca” il tenerlo ancora un po’ in braccio...capita anche a voi? –.

Allora, è vero che siamo stravolte e crediamo di aver bisogno di stare un po’ da sole, di uscire con le amiche, di avere tempo per noi, per pensarci. Ma è altrettanto vero che quando capita quel momento ci sentiamo un po’ smarrite.

In una delle mie prime uscite senza Fabio (una mezz’ora, niente di più, tra la pulitura e il negozio di abbigliamento, costellata da almeno tre messaggi a mio marito per sapere “se andava tutto bene” e potevo quindi tergiversare ancora un po’), mi sono sentita come “senza un braccio”, mi sembrava mi mancasse qualcosa di fondamentale, quell’elemento accessorio che d’abitudine porto sempre con me.

Poi, piano piano, mi sono ricentrata, rendendomi anche conto di quanto fosse fondamentale quel tempo, ma soprattutto quel distacco. Talmente breve che su mio figlio non creava scompenso, ma sufficientemente lungo da ritrovarmi e, ebbene sì, imparare nuovamente a spostarmi da sola.

Da quel momento c’è stata la prima riunione di lavoro senza di lui, il primo impegno inderogabile. Ogni volta si affronta il distacco con un po’ di apprensione, ci si deve preparare e convincere che “andrà tutto bene”, più forse per se stesse che per loro, e ogni volta si torna e ci si stupisce di come siano stati “bene” anche senza di noi...e di come anche noi siamo “sopravvissute” anche senza di loro.

Anche se so che non è facile la prima volta, anche dalla mia esperienza lavorativa, ho capito quanto sia importante iniziare a vivere delle semplici situazioni di separazione e ricongiungimento già da quando bimbi e bimbe sono piccoli. Serve a loro per iniziare a creare un’immagine di mamma interiore e allo stesso tempo per percepirsi “separati”, “diversi” da lei. – Diversamente il bambino o la bambina che a tre anni, causa l’inizio della scuola dell’infanzia dovesse “separarsi” per la prima volta dal genitore per entrare in un “mondo” costellato da regole e necessità, potrebbe vivere la situazione come un “abbandono”, e se lo dico è perché ho assistito meno raramente di quel che si può pensare a questo tipo di situazioni –.

Separarsi e ricongiungersi significa anche sperimentare il piacere di ritrovarsi. 

La bellezza di vedere nostro figlio o nostra figlia che si illumina e, come per magia, esplode in un sorriso solo vedendoci. Una soddisfazione impagabile!

Non avete voglia di provarla?

Le prime volte per le mamme sono fatte anche dalle conquiste e dalle crescite di figli e figlie. Affronteremo anche la prima papà...un bel traguardo verso l’autonomia.

La bellezza è poter scoprire e affrontare – e lasciarsi stupire da – ogni cosa un po’ alla volta, senza fretta, ma con rispetto...anche e soprattutto per chi deve crescere.

Stefania 

#unopiuunougualeatre

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