Portare in fascia

Quando diventi mamma cose “banali” diventano “eccezionali”, un esempio su tutti “avere due mani”, magari libere, magari contemporaneamente.

Quando diventi mamma molti – fortunatamente non tutti – si sentono in diritto di fare qualsiasi domanda su di te, il tuo bambino, il tuo essere mamma. E di esplicitare la loro opinione sul tuo operato.

 

Quando si parla con una mamma – non necessariamente una neo mamma, anche una mamma bis, o una mamma già da un po’ o da un bel po’ – sarebbe importante ricordare di essere delicati nelle parole che si scelgono...e talvolta anche di starsene in silenzio e di tenere i propri pensieri per sé.

Spesso, le cose che si sentono dire, quelle mamme le sanno già, e probabilmente stanno cercando una soluzione, una strategia per “risolverle” o magari in quel momento hanno deciso che va loro semplicemente bene così.

Così, per ovviare a quella che per me è in parte una “difficoltà” e in parte un piacere – in parte oggetto di osservazioni dal “pubblico” –, cioè avere Fabio spesso e volentieri in braccio, cambiando da gennaio alcune necessità, ho pensato di rimetterci in gioco con la fascia, scegliendo la “ring”, dove il piccolo rimane sul fianco.

“Rimetterci” in questo caso non è un refuso, perché portare in fascia è qualcosa che si fa in due. Non solo chi porta, ma anche chi “viene portato” deve vivere una situazione di benessere.

Noi avevamo abbandonato la fascia “davanti” perché ostruiva la scoperta del mondo a Fabio, piccolo ed estremamente curioso aveva bisogno di osservare ciò che accadeva attorno a lui, così la fascia è presto diventata una forzatura, ma per passare a una laterale doveva essere un po’ più sicuro sulla schiena. Con un po’ di pazienza – come per tutto – è arrivato il momento. E pare sia un successo!

La chiave perché certe pratiche o tentativi diventino soluzioni è incontrare le persone giuste con le quali condividerle – poi certo, è necessario “aver voglia” di trovare una soluzione per quella situazione, dev’essere insomma “il momento giusto” –.

Vi è mai capitato che tra i mille “consigli” non richiesti qualcuno fosse capace di usare le parole giuste, parole che non vi hanno urtato, bensì aiutato? Quando accade si sta davvero bene. Sono capaci di ciò quelle persone che non danno giudizio né consiglio – non richiesto –, ma raccontano esperienze mettendosi per prime in gioco. Fanno sentire accolte.

La “mia” consulente del portare è così.

Portare in fascia era un desiderio che avevo e ancora in gravidanza mi sono attrezzata per realizzalo. Poi però ho dovuto ascoltare Fabio e la nostra avventura in fascia è stata breve. Per un po’ la necessità non c’è più stata (era comodo anche tenerlo in braccio), ma poi è tornata a farsi sentire e ho pensato di rivolgermi a Stefania de La fascioteca di Otto per cercare la “soluzione”.

Grazie a lei ho scoperto che a sei mesi siamo ancora in periodo di esogestazione, quindi il bisogno di essere tenuto tra le braccia di Fabio è stato subito giustificato.

C’era poi però anche quello della mamma da accogliere...perché vivere il passaggio da un bimbo che ha bisogno di te per tutto alle prime pappe, allo star seduto da solo, alla capacità di giocare e intrattenersi un po’...richiede “impegno”, perché l’adulto deve saper fare un passo indietro.

È necessario accogliere questa crescita e allo stesso tempo essere pronti a rispondere quando il tuo bambino ti fa capire che VUOLE TE.

L’obiettivo del tenerlo in fascia per me è stato quello di rispondere a questo bisogno (suo e anche mio).

Le consulenti del portare sono persone molto preparate sui bisogni dei bambini, delle bambine e delle mamme. Sanno essere delicate in ciò che dicono, sanno osservare e proporre senza forzare. Aiutano la mamma a conoscersi e a scoprire cose semplici che di tuo figlio pochi ti dicono. Quelle cose che si danno per scontate e che magari gli esperti di vari settori “non sanno”, perché ciascuno è concentrato sul proprio specifico aspetto.

Loro si concentrano sulla relazione...ma di relazioni vive l’uomo.

E poi sanno ascoltare. Voi lo sapete quanto bisogno ha una mamma di parlare con qualcuno che la ascolti DAVVERO? (E specifico davvero perché troppo spesso si incontrano esperti del settore che sono poco capaci di ascoltare).

Soprattutto non ti diranno mai che portare il tuo bambino, tenerlo molto vicino a te, sia cosa sbagliata. Perché sanno, hanno imparato e soprattutto hanno vissuto loro per prime il valore di tenere a lungo un piccolo vicino a sé e ne conoscono i benefici. E sanno che l’unico vero “rischio” è di creare una relazione sicura caratterizzata da fiducia. È di far crescere persone sicure e centrate perché hanno ricevuto l’amore e il contatto di cui necessitavano. E sono certe di meritarlo. 

Tenere il proprio figlio in braccio o vicino a sé un po’ di più crea benessere. É comunque un gesto che ha una durata, un bisogno che va esaurendosi. E come tutti i bisogni è bene che si esaurisca perché è stato appagato.

Quindi teniamoli tra le braccia, finché possiamo.

Stefania 

#unopiuunougualeatre

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