...o virtù?

Quando diventi mamma vivi situazioni simpatiche, come quando, da un giorno all’altro, va bene “tutto”...e poi il contrario di tutto.

In sei mesi di vita bimbo o bimba e mamma e papà creano delle abitudini, delle routine – ad esempio orari di brevi riposini o “pasti”-poppate – attorno alle quali si struttura la loro giornata.

E, se volete, anche dei vizi...addormentarsi in braccio o attaccati al seno, passare le ultime ore di sonno nel lettone, le domeniche pigre...

Sì, i vizi toccano argomenti “bollenti”: sonno e cibo, entrambi di vitale importanza per la crescita e il benessere, non solo dei più piccoli.

Parliamo di allattamento, ancora una volta, per arrivare allo “svezzamento”. Già perché se fino ai sei mesi è consigliato l’allattamento esclusivo, che sia di latte materno o in formula, passata quella data il piccolo va “svezzato” (in merito alla “formula” – o sostituto del latte materno – documentandomi, pur non utilizzandola, ho saputo non esserci reale differenza tra un latte “artificiale” e l’altro, dovendo essi rispettare dei limiti stabiliti da autorità scientifiche e imposti per legge per poter essere commercializzati. La differenza – che fa lievitare il prezzo – è la pubblicità). Il significato del termine “svezzamento”, sul quale prima non avevo mai ragionato, mi ha un po’ spiazzata. Svezzare significa “togliere il vizio”...ma quale vizio?

Sì, perché fino al giorno prima si era parlato di allattamento a richiesta, ci si era complimentati con mamma e bimbo per disinvoltura e capacità di riconoscere i reciproci bisogni, si era detto che il bambino è in grado di regolarsi da solo. E ora sembra che tutto ciò non conti più.

Insomma, tutte le “virtù” riconosciute al piccolo, ma anche alla mamma, diventano “vizi” dell’una o dell’altro. Ciò forse non considerando che allattare a richiesta è un lavoro a tempo pieno. Ho conosciuto, grazie a mia nonna, un bellissimo proverbio Veneto che dice (in lingua veneta, ma ve lo traduco) “l’anno che si alleva non si fa il formaggio”. A voi le riflessioni.

Immaginate il senso di smarrimento per chi inizia quest’avventura la prima volta? Madre e figlio rischiano di ritrovarsi a dover superare una prestazione, preferibilmente con ottimi voti. Difficilissimi da raggiungere in tempi brevi.

Ho capito, infatti, provando, che iniziare a introdurre un’alimentazione completare – nome più appropriato per questo passaggio di crescita e di distacco – è un altro bel lavoro, che richiede pazienza e ascolto...del bambino però. 

Mia nonna finora è stata la mia più grande e ignara alleata. Probabilmente perché ha cresciuto mio papà in un tempo in cui non c’erano troppi soldi da spendere in preparati (che forse nemmeno esistevano), si rispettavano il bambino e le sue esigenze. Insomma non so se si sarebbe mai pensato di lasciarlo piangere per la fame se avesse rifiutato il pasto e desiderato piuttosto il seno (loro sapevano cos’era la fame e la denutrizione). Era un tempo in cui c’era tempo. Non c’era la fretta di svezzare per il rientro al lavoro o chissà che altro.

Noi ci siamo informati e stiamo proponendo a Fabio un autosvezzamento molto tranquillo. 

Fondamentale per noi è sedersi tutti alla stessa tavola e proporre anche a noi cibi preparati in modo che lui lo possa assaggiare.

Credo che la convivialitá potrà essere la nostra chiave di volta.

E per quanto riguarda i vizi...”dalla culla alla giostra è un attimo” mi ha detto un’amica. Quindi qualche “vizio” per ora lo preserviamo.

Stefania 

#unopiuunougualeatre

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