Vi è mai capitato di dover affrontare una situazione nuova – un nuovo lavoro, l’inizio della gravidanza, un trasloco, un’operazione – e di sentirvi un po’ incerti, insicuri, e quindi di decidere di fare qualcosa di rassicurante? Un caffè con l’amica alla quale raccontate tutte le incertezze, una telefonata alla mamma

– ...perché la mamma è sempre la mamma –, una cena con vostro marito per festeggiare o scongiurare ciò che accadrà.

Ecco...la vita di bambini e bambine è tutta così: ogni giorno ci potrebbe essere qualcosa di nuovo da scoprire – perché “casualmente” imparano a girarsi, ad assaggiare, scoprono di avere mani o piedi, di essere “separati” dalla mamma...e ogni altra conquista dei vostri figli che possiate ricordare o pensare – e se non fosse sufficiente l’emozione della scoperta, essa dev’essere poi consolidata con l’esercizio fino a diventare qualcosa di “noto”, una competenza o una conoscenza in più. Una crescita.

Però, lasciare il “noto” per il nuovo...non è così banale. Allora molto spesso, fatta una nuova scoperta, nel cammino verso il suo consolidamento, bimbi e bimbe...prendono la rincorsa.

Cosa significa?

Che quando ci sentivamo praticamente tranquille che “ha imparato a...” – dormire la notte, nel suo letto, mangiare, usare il water, andare serenamente a scuola – ecco che sembrano, in un battito di ciglia, avere dimenticato “come si fa”, piuttosto che appaiono “tornati piccoli” su di un’altra competenza già assodata.

Che fanno bimbi e bimbe in queste situazioni? Si assicurano che l’amore di mamma e papà nei loro confronti sia sempre costante, per essere certi che se avessero ancora bisogno di “essere piccoli”, di una coccola, una rassicurazione, mamma e papà ci sono.

Allora “tornano un po’ indietro”, rivivono cose note, per avere la certezza che nulla è cambiato...prendono una bella rincorsa fatta di rassicurazioni e certezza e poi fanno un salto in avanti!

Perché crescere è un lavoro impegnativo, che richiede coraggio, ma anche di avere certezze su cui posarsi.

Così qui da noi capita di fare notti – tendenzialmente insonni (vedi la mia riflessione sul cosleeping) – molto “appiccicati”, e poi giornate dove Fabio sembra “grande”, un piccolo scienziato  alla scoperta del mondo che lancia alla sua mamma solo qualche sporadica occhiata...

Di terminare piatti di risottino e poi fare tre pasti di latte e non volerne sapere di ogni altra prelibatezza preparata con cura e amore – e impegno e studio accurato di una dieta equilibrata e variata – (un “duro lavoro”, lo svezzamento)...

Di fare giornate durante le quali, uscendo anche solo per un secondo dal suo campo visivo, pur avendolo rassicurato e avvertito, il pianto è assicurato. Poi magari, sul tappetone, da solo si allontana un po’ da me...

Vero è che, in quei momenti, quando torna un po’ piccolo, mi piace assecondarlo, e godermi il suo bisogno di mamma, “annusarlo” e tenerlo stretto a me. E mentre lo accolgo mi preparo a stupirmi per i futuri traguardi che raggiungerà...o meglio raggiungeremo, insieme, in tre.

Stefania 

#unopiuunougualeatre

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