Su questo rifletto nell’ultimo editoriale de l’educazione e mentre rileggevo quanto scritto...mio figlio mi ha fatto vivere la bellezza dell’inatteso.

 

Perché siamo sempre in attesa, di qualcosa o di qualcuno, ma troppo spesso quest’attesa non ci permette di assaporare quel che abbiamo o viviamo. 

L’attesa ci aiuta, è pedagogica, perché ci permette di prepararci a quello che accadrà: durante la gravidanza ci prepariamo al parto, durante la scuola ci prepariamo al lavoro, durante l’inverno ci “prepariamo” all’estate (le pubblicità ce lo ricordano continuamente, giusto? Tutti proiettati alla “prova costume”).

Ecco che però c’è l’imprevisto, che ci riporta al qui e ora, e che se siamo capaci di rimanere attenti alla vita e a chi la vive con noi, si trasforma in qualcosa di fantastico.

Arriva infatti all’improvviso un bellissimo “adesso” che ci stupisce e ci lascia meravigliati, forse proprio perché eravamo impreparati.

Ci succede spesso con bambini e bambine di essere proiettati verso il nuovo traguardo (anche da educatrici, non solo da genitori), tanto da rischiare di bruciare un po’ le tappe, in particolare nel caso in cui esse possano dipendere da noi (svezzamento, anche per la frutta aspettiamo i sei mesi...). Ma soprattutto “rischiando” di non assaporare pienamente la bellezza di un bimbo che impara a rotolare sulla pancia perché già ci chiediamo quando gattonerà.

Io sono portata all’attesa, quella però pedagogica, quella in cui rifletto su come mi comporterò in quella nuova situazione provando a capire come mi farebbe sentire un “risultato” piuttosto che un altro. Quell’attesa che mi insegna a osservare le situazioni che non conosco per arrivarci sentendomi un po’ più preparata. Quella che mi aveva però fatto supporre che Fabio non avrebbe gattonato, ma subito camminato (c’erano tutti i presupposti), ma poi lui, probabilmente, stava solo, come me, studiando bene “il da farsi”.

Così dopo il gattonare, all’anno compiuto, siamo – questa volta sì – in attesa che cammini. Un desiderio dettato dalle situazioni, un bimbo che gattona sembra non possa essere lascito libero di fare (in barba a ciò, ammetto di avergli permesso di muoversi ovunque, con le debite attenzioni e i giusti limiti, ma ovunque). E un po’ perché è la nuova domanda che ci viene costantemente posta: cammina? In alternativa a: parla? (Certo che parla, da sempre...a modo suo per ora)

In questa attesa abbiamo scordato tutta una serie di altre abilità sulle quali lui – a nostra “insaputa” – sta lavorando...

Ma lo stupore è arrivato! Da alcuni giorni Fabio utilizza il gesto deittico di indicare per cercare risposta ai suoi bisogni. Lo ha iniziato a fare senza che quasi ce ne accorgessimo, a tavola, chiedendo l’acqua. Ha indicato e subito sono rimasta incerta, quasi non potesse essere lui a indicarmi questa sua necessità. Ho però risposto immediatamente, vedendo il suo doppio appagamento – quello del bisogno di bere e quello di aver “agito sul mondo”–.

E poi, come accade sempre nei piccini, è stato un rapidissimo crescendo di richieste e proposte consapevoli.

Quindi sì, siamo ancora in attesa, ma la viviamo con il desiderio di lasciarci stupire da ogni cosa che accadrà.

Stefania 

#unopiuunougualeatre

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