Sono una mamma che allatta – da un bel po’, o per i benpensanti “ancora”, sì, perché Fabio ha tredici mesi compiuti –.

 

Ha passato gli ingorghi, qualche fastidio, recentemente un principio di mastite; ho vissuto quella cosa per cui i vestiti ti stanno tutti storti – ha mangiato da una parte sola... –, esci con un décolleté da paura e poi...niente; pensi che non arriverai a casa per il dolore o che ti abbia completamente prosciugata. Ho provato la fame quella vera, la sete quella vera e il sonno quello vero.

Poi c’è stato l’inizio dello svezzamento...e la speranza che almeno un po’ si staccasse, ma anche che un po’ si attaccasse, nonostante tutto (dicono che si deve “svezzare”). 

Ho vissuto l’interesse iniziale di “tutti” che volevano capire come mai il piccolo fosse così bello pasciuto: “lo allatti tu?”, e i relativi complimenti...e poi gli sguardi “storti” perché “ormai ha sei mesi, i denti, è grande” (davvero?!? A 6 mesi e “grande”? O a tredici o magari a diciotto? E deve imparare a consolarsi da solo? E poi noi adulti abbiamo bisogno di qualcuno che ci consoli...), “è solo un vizio” (perché ogni estraneo conosce i nostri figli e figlie meglio di noi, trascorre con loro l’intera giornata e ne riconosce i bisogni o é consapevole della loro storia...).

A noi il latte di mamma ha “salvato”: causa denti il nostro svezzamento è andato per le lunghe, eppure, a tredici mesi Fabio mangia tutto e di tutto, nonostante – tutto – il latte di mamma preso “in più”

Però nonostante tutto questo, nonostante il “lavoro” a tempo pieno che è allattare, e il lavoro a tempo pieno che ogni donna ha – oltre quello di casalinga, moglie, mamma – nonostante la fatica che faccio e farò in questa esperienza, vivo e sicuramente ricorderò l’allattamento come una delle cose più belle dell’essere mamma e donna. Qualcosa che mi ha legata a mio figlio e mi ha insegnato a esserci per lui, ma allo stesso tempo a dare lui il suo spazio di scoperta. A fare un passo indietro, facendomi però trovate alla necessità. Nell’allattamento abbiamo consolidato il nostro attaccamento, ci siamo amati e riconosciuti. Siamo rimasti in contatto, perché credo sia questo ciò che cercano a svezzamento avvenuto i più piccini, quella vicinanza che ancora li completa e che permette loro di sentirsi un po’ staccati e un po’ attaccati a noi – e sì, lo permette anche a noi, mamme, esseri fragili –. 

Non so esattamente quando o come questa esperienza finirà, però so che le sue emozioni vibreranno per sempre in me.

Questo il mio pensiero per la #worldbreastfeedingweek arriva così, all’ultimo giorno, dopo aver letto molto e riflettuto altrettanto. Avendo accolto esperienze diverse dalla mia, ma che portavano le stesse emozioni, gli stessi vissuti, ma soprattutto gli stessi desideri di benessere per i propri figli e figlie. Questo ciò che vivo.

Quindi, EMPOWER PARENTS, ENABLE BREASTFEEDING. 

Stefania 

#unopiuunougualeatre 

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