Credo sia la parola che meglio racconta la vita di una mamma.

 

Con l’inizio dello svezzamento (che presto o tardi diventa uno svezzamento “misto”, fortuna che “esiste” l’autosvezzamento, perché anche la mamma deve “sopravvivere”) a quando bambini e bambine termineranno un piatto da soli il concetto si amplifica ulteriormente. 

Così i pasti delle mamme sono più delle piccole maratone caratterizzate da: tagliare rapidamente e nella giusta forma e grandezza (BLW) i cibi – ma stando sempre allerta che non soffochino –; capire quanto mettere nel loro piatto affinché assaggino e anche manipolino, ma che pure si nutrano – e non rovescino tutto non appena si sono stancati di quel sapore...o ci siamo inavvertitamente distratte un attimo –; piccole rinunce – ma ormai non ci si fa nemmeno più caso – perché magari di certi cibi preferiamo comunque posticipare l’introduzione o perché il pesce/la carne l’ha già mangiata e quindi...i nostri gusti non si guardano più, pur educando i propri figli ad essi. – Ci saranno anche le fasi “solo pasta in bianco”, e in quel momento, come ora, sarà sempre più buono quel che arriva dal piatto di mamma –.

Ma non si condivide solo il cibo quando si ha un bimbo piccolo.

Si è condiviso il corpo, gli abbiamo fatto e lasciato spazio dentro di noi, uno spazio che credo non recupereremo mai.

Si prosegue a condividere il corpo con allattamento, addormentamento e coccole...perché addormentarsi sulla mamma ha tutto un altro “sapore”.

Si condivide il tempo, perché non sarà più “nostro”, ma centrato su di loro – perché a qualità vs quantità in realtà non ci abbiamo mai creduto –; poi gli oggetti che si trasformano in giochi, e di molti di essi non vedremo più quel valore che prima gli attribuivamo; le situazioni che diventano momenti d’”intrattenimento” positivo affinché anche loro possano sentirsi a proprio agio, perché se a un piccolo è dedicata la giusta attenzione avrà anche il desiderio poi di sperimentarsi un po’ da sé.

Si condivide l’amore, perché se è vero che quello si moltiplica è altrettanto vero che pure l’amore di coppia va coltivato, e in quei momenti “liberi” quando riposano (noi abbiamo un piccolo di quattordici mesi che sta imparando a camminare...non credo di dover spiegare) si è spesso tanto stanchi che già donarsi un sorriso diventa molto, oppure estremamente affaccendati, perché tutte le incombenze domestiche e/o lavorative sono state incanalate in quell’attimo lì.

In tutto questo sono comunque certa che condividere non significhi rinunciare, piuttosto cambiare punti di vista. Così una cena a tre sarà sicuramente diversa da quella romantica con il nostro partner che ricordavamo, ma sarà un mondo per condividere ancora: sapori, esperienza, scelte, novità, racconti, tempo e ricordi. Presenti e futuri, da dirsi ora e poi.

Stefania 

#unopiuunougualeatre

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