Ho sempre avuto una teoria – che la mia breve, ma intensa, esperienza da mamma sta confermando –: bambini e bambine “possono” praticamente “tutto”, se vengono adeguatamente accompagnati, accolti, seguiti.

 

Di necessità Fabio è sempre stato con me: è venuto a fare la spesa (da solo con me o insieme al papà), è venuto al lavoro con me (ma di questo vi parlerò), in posta, dal medico, ma anche al bar o al ristorante. Ha partecipato a eventi, riunioni, conferenze più o meno brevi.

In tutto ciò è sempre stato...un bambino!

Attento, curioso, a volte annoiato, deciso (qualche lacrima di protesta c’è stata), sorridente, espansivo, timido, dipendentemente dal contesto – e, a volte, dalla suo umore –.

Abbiamo dovuto – e voluto – vivere la nostra vita da mamma e figlio così. Un po’ per forza (non avendo altri aiuti), un po’ per scelta (l’idea di separarmi da lui era impensabile, e l’allattamento esclusivo dei primi sei mesi giocava a mio favore) e un po’ perché ho sempre pensato che non esistono – quasi del tutto – luoghi “non adatti” a bambini e bambine, ma esistono bimbi più o meno “educati” ai luoghi. E come ci si educa a essi se non vivendoli?

Inoltre, io e mio marito, eravamo forti di una consapevolezza: ciò che non permettiamo ai nostri figli e figlie di fare lo togliamo anche a noi, quindi a piccoli passi lo abbiamo avvicinato al mondo, alla sua varietà e alla sua bellezza.

Mi sono poi posta un’altra questione, credo che considerare un posto out per un bimbo, e non farglielo mai frequentare comporterà una sua ostilità o incertezza nei confronti dello stesso: il motivo per cui non li portiamo in alcuni luoghi è perché non si annoino o affinché non disturbino...siamo sicuri che questo non possa diventare un alibi per loro in futuro?

Così durante le vacanze siamo stati a vedere una piccola mostra, l’autore Salvador Dalì, non semplicissimo, ma molte delle sue opere raccolte erano colorate, o grandi, tanto da attirare l’attenzione. Era la seconda mostra a cui Fabio partecipava.

E sarà l’età, sarà stato il contesto, il nostro indicargli i particolari, sarà stata l’abitudine a leggere albi illustrati belli, lo abbiamo visto affascinato! Pronto a indicare a sua volta – con quel piccolo ditino che ci sta facendo impazzire – ciò che lo colpiva.

Insomma una bellissima esperienza!

Il bello non è solo nell’arte, lo troviamo nel mondo. In questi giorni lui l’ha scoperto in ogni animale che si muoveva (gatti, cani, ma anche piccioni e mosche), in ogni sasso che manipolava, in ogni libro che sfogliava. Perché educarsi al bello significa anche imparare a cercarlo.

Stefania 

#unopiuunougualeatre

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