L’estate non l’abbiamo ancora salutata, ma con il primo di settembre il giro di boa è stato fatto. Un’estate che ho amato, fatta di cose semplici e che si è resa artefice di un mare di attimi indimenticabili, che hanno arricchito il nostro cassetto degli aneddoti e dei ricordi.

 

L’estate ci è anche servita per prepararci a quel primo distacco che prima o poi deve avvenire, quello dato dalla ripresa del lavoro a tempo pieno per me – e qui scappa un sorriso...perché quello della mamma lo è già un lavoro a tempo pieno, corredato di straordinari e senza ferie o festività – e dall’inizio del nido per Fabio.

Il primo “vero” distacco.

Cosa significa questo distacco, per un adulto e per un bambino? Perché lo chiedo? Perché io lo sto vivendo attribuendogli il valore che ha, quello di un nuovo taglio del cordone ombelicale – simbolico, ma altrettanto netto –, quello di una crescita che prevede l’uscita di un bimbo di un anno dalla famiglia e gli chiede una piccola autonomia, che gli domanda di sapersi spiegare un po’ da sé, perché non c’è la mamma sempre pronta a cogliere il minimo segnale e, nonostante l’ambientamento che per il nido è un tempo lento fatto di condivisioni e connessioni, di osservazioni e passi indietro o in avanti simili a quelli delle formichine, presto o tardi gli chiederemo di crescere un po’ e di lasciarci andare, tenendoci solo nella mente e rimando fiduciosi che torneremo.

Vi sembra poco?

A me no.

Quindi quest’estate ci siamo impegnati a “creare la fiducia”, quella di Fabio e la mia.

Educare bambini e bambine ad aver fiducia del “mondo” è importante, ma lo è anche cercare di trasmettere loro di chi fidarsi. Di chi si fideranno? Di chi risponderà costantemente alle loro aspettative, anche dicendo dei no, perché già a un anno i piccoli sanno che alcune richieste non saranno accontentate – un esempio, a casa nostra, poter giocare con il telecomando della televisione – la domanda però viene comunque fatta, perché serve loro la certezza che sarà sempre uguale la risposta. L’educatrice del nido è quella che, come mamma e papà, dona a bambini e bambine uno spazio di azione, dona sì, ma anche no. Regala sorrisi, conferme, abbracci, limiti, confini. E non variano dal suo umore, no, sono sempre quelli. 

Che bello potersi muovere al sicuro! Di lei sì, ci si può fidare.

Allo stesso tempo offre: non solo attenzione, rispetto – perché il “dolore” del piccolo che lascia andare la mamma va rispettato – e affetto, ma anche un luogo fatto di opportunità. E se è bello sapere che c’è un mondo da scoprire, è anche importante sapere che c’è un angolino dove potersi rifugiare, ancora una volta, simbolico e non, tra le braccia della “maestra”, in uno spazio morbido all’interno della stanza ma un po’ fuori dal “mondo”, ma anche nel suo cuore, quando dichiara che lo sa che hai nostalgia della mamma, ma ti assicura che tornerà, e ti aiuta a tenerla nella mente e anche nel cuore, permettendoti di essere triste, ma non lasciandoti mai solo.

Ecco questo è per me “lasciare”’ mio figlio al nido.

Permettetemi allora che anche la mamma ha bisogno di essere custodita nel cuore della “maestra”, perché l’attenzione che lei stessa riceverà sarà indice di quella che anche il suo bambino avrà.

La fiducia della mamma è data da cose semplici, la prima tra tutte è il sorriso del suo bambino quando torna a prenderlo, perché dice “mi sei mancata, ma sono stato bene”.

Oggi l’abbiamo incontrata insieme la nostra “maestra” – non me ne vogliano le educatrici se le chiamo così per raccontare i vissuti, è stupendo poterle chiamare per nome, ma anche la parola maestra, per come lo sono io, è sinonimo di affetto, rispetto, reciprocità, accoglienza (poi c’è la privacy, quindi per ora non posso nominarla) – e tutto quello che desideravo l’ho trovato, perché Fabio in un attimo si è fidato, e il mio cuore ha battuto un po’ più forte.

Martedì iniziamo l’avventura (perché lunedì è “lunedì” per tutti, quindi non si inizia mai nulla di lunedì), e la vivo un po’ più tranquilla, molto più sicura...e sempre tanto coinvolta. 

Stefania 

#unopiuunougualeatre

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