Allatti? Sì. L’hai scelto? No, mi è “capitato”. Ne sei felice? Tremendamente. Quando smetterai? Non lo so, ma credo sarà una cosa naturale, com’è stata ogni cosa tra me e il mio bambino.

Ci ho pensato, ciò ho letto sopra, ho cercato di capire, ho trovato ricerche. Poi ho chiuso tutto, mi sono ascoltata, ho ascoltato il mio bambino e ho tirato le somme. Succederà. Come è successo che ha iniziato a gattonare, che ha cercato la sua autonomia mangiando da solo o dicendo no, che in certe occasioni ha “preferito” il papà, come ha capito che all’asilo nido si sta bene, come ha imparato a riconoscere le parti del suo visisno, a fare la notte intera di nanne. Come ogni cosa anche questa avrà il suo momento.

Mi mancherà? Infinitamente. Perché è un momento e un modo (come un altro, ma questo è il nostro) per ritrovarci, per parlare senza usare le parole, per ricostruirci dopo un po’ di tempo passato separati. Perché per lui sono una certezza, un nutrimento non solo per il corpo, anche per la mente, le emozioni, il cuore.

Allattare è nutrire oltre il nutrire.

La Settimana mondiale per l’Allattamento Materno, SAM, (che in Italia è vissuta dall’1 al 7 ottobre), quest’anno ha come slogan “Potere ai genitori per favorire l’Allattamento”, la cosa che più mi piace di questo pensiero è il concetto di “genitori”, perché si “allatta in due”, perché una mamma che allatta a richiesta ha un lavoro a tempo pieno almeno per i primi sei mesi, un lavoro tanto appagante quanto stancante, e ha bisogno di aiuto, fisico, pratico, mentale, affettivo (un bicchiere d’acqua versato, una bistecca tagliata, una lavatrice svuotata, ma soprattutto un bacio, una carezza, un sorriso) e a volte d’incoraggiamento. Poi ciascuno arriverà fin dove riesce e andrà benissimo così!

Stefania 

#unopiuunougualeatre

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