Dare la vita

Non avevo “paura” del parto, mi appellavo al fatto che tutti ci passano (madri, figli e figlie) quindi la cosa doveva essere “fattibile”, e se c’è chi di figli arriva ad averne più di uno...doveva essere vero che “l’è un mal desmentegon” (lingua veneta docet).

La mia paura era legata al dopo, a quella vita che mi sarebbe stata affidata.

Sarei stata all’altezza?

Ora, che di tempo ne è passato, ma soprattutto che mio figlio è cresciuto, nel corpo e nel suo essere se stesso, che è diventato un “piccolo uomo” completo di tutto: pensieri, emozioni, desideri, capacità, che cammina, si arrabbia, sorride, sghignazza e ride, fa il pagliaccetto e “ne combina”...ripensando al parto sento solo una grande emozione, rendendomi conto della bellezza di aver generato una vita.

Ecco, forse lo rifarei – egoisticamente – solo per questa meravigliosa emozione che ogni giorno mi fa alzare – stanca, ma – con il sorriso.

Diamo la vita ai nostri figli dal primo secondo che li scopriamo dentro di noi.

Penso alla fortuna di chi vive una seconda volta questa esperienza e probabilmente capisce cosa sta accadendo ancor prima di vedere le due lineette azzurre. Penso alla prima ecografia, quando è “solo” un puntino che pulsa: il suo cuore, batte già; e poi cosi rapidamente si scorgono braccia, gambe, un profilo – a chi somiglia? Lo ricordo perfettamente quel nasino del papà –, ai primi impercettibili movimenti che poi diventano veri calci e calcetti, manine che toccano, attimi da condividere.

E poi arriva il momento. A volte tanto atteso, a volte improvviso. A volte sei talmente stanca di attendere che l’emozione ti avvolge e ti fa vivere in una bolla.

Quando è accaduto...non ci speravo più, continuavo a dirmi che era qualcosa che doveva per forza succedere, non poteva restare lì dentro per sempre. La pancia ormai mi aveva tremendamente affaticata e la voglia di conoscerlo si faceva sentire, assieme alla "paura" dell'ignoto.

Così ecco che prima passeggi serenamente e pensi che non accadrà “mai” e che non saprai capire quando sta accadendo e poi capisci che ci siamo, è il momento.

Abbiamo vissuto quelle – poche – ore di travaglio in tre, cercando di sorridere per recuperare, di farci forza, di assaporare ogni momento, per non scordalo mai più; il dolore non è stato poi così tremendo, e forse quello provato mi aiuta ora a ricordare le emozioni, la bellezza di non essere da sola a farvi fronte, la gioia che il mio compagno fosse lì, con me, anche lui aveva generato quella vita. Ricordo un unico momento di scoramento...ma è stato quando ormai c’eravamo. E anche il piccolo del gruppo sapeva cosa fare.

E poi è arrivata l’ultima spinta e con essa quella nuova vita. Un brevissimo vagito, per esprimere forse il fastidio di essere stato disturbato o forse per avvertire che sì, da quel momento ci sarebbe stato anche lui; poi qualche interminabile attimo di attesa in cui nessun rumore si sentiva, prima di averlo tra le braccia. Quegli occhietti, le manine, il suo sorriso, lui che subito si attacca al seno. Abbiamo ricevuto da lui il più bel regalo, nascere mamma e papà.

Stefania

 

#unopiuunougualeatre

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