Mi sono ritrovata a porre questa domanda a me stessa in questa settimana, durante la quale ogni cosa che accadeva – lavorativa e non – nella mia testa era ricondotta al fatto di essere mamma. Così mi sono detta, “ma se ti chiedessero cosa fai nella vita...risponderesti la mamma?”. Sì, risponderei così.

Nonostante “sia” molte altre cose, anche a livello lavorativo sono almeno tre le professioni che si intrecciano nella mia quotidianità. Ma dietro a tutto ciò, sono mamma. Nel modo di vivere le esperienze che faccio sul lavoro – un lavoro educativo, che mi richiede un contatto continuo con adulti, colleghi e non, e piccini, di varie età –, nel modo di far fronte agli imprevisti e alla gestione delle cose del quotidiano – una spesa da fare, un contrattempo di orario, un incontro inaspettato, una febbre, un mal di pancia, un raffreddore (mio e di altri) – per la riorganizzazione della giornata come nella gestione anche emotiva dei vissuti, i miei pensieri partono da Fabio. Se fosse successo a lui come mi sarei comportata? Se devo cambiare l’organizzazione quotidiana lui come lo “gestisco”, come starà se ritardo al nido (pur all’interno dell’orario pattuito con la struttura)?

A quel punto l’altra domanda è...ma mi va bene così? Mi sta stretto il sentirmi prima di tutto mamma? No, sinceramente no. Forse perché è un vissuto che è arrivato al momento giusto ed è stato desiderato, ma credo per me lo sarebbe anche se fosse stato un – bellissimo – caso, e avessi pensato che è quello che la vita mi ha offerto.

Alla base di ciò sta sicuramente una grande fortuna: quando lui è arrivato, io ero io, con il mio lavoro che mi aveva permesso di fare quel che desideravo nella vita, certo era stato un percorso lungo e impegnativo, ma ora era lì. E poi noi, io e mio marito, eravamo già un solido “noi”. Lui, pur mettendoci costantemente alla prova, ha semplicemente portato qualcosa in più.

Ho però ragionato sull’importanza di “staccare” talvolta, soprattutto nei contesti che me lo permettono, ma anche di tenere le mie riflessioni “da mamma” per me, pur condividendo il “risultato” delle stesse con il mio interlocutore, se lo reputo realmente opportuno...

Ci sono diversi contesti nella vita di ciascuno – madre e padre in questo caso – che chiedono di mettere in gioco diversi aspetti di sé, ma anche di celarne altri. E credo che anche questo possa farci crescere come persone.

In ogni caso, al nostro rientro a casa o all’uscita da scuola verremo accolte con un dolcissimo “mamma”. E questa sarà la cosa che conta di più.

Stefania 

 

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