Insomma, è in corso una vacanza “forzata” che è scivolata su noi genitori e ha impattato su ciascuno in modo diverso.

Chi come me non ha avuto il “problema” della delega della gestione dei figli, si è dovuto però riorganizzare perché ciò che c’è da condividere ora è...il tempo.

Un tempo lungo, più simile a quello dell’estate che a quello del weekend. Un tempo che non può allontanarsi “troppo” da quella che è la quotidianità del proprio figlio, nel nostro caso, la giornata all’asilo nido, che è fatta di tempi a misura di bambino...che se rispettati permettono anche agli adulti di avere...tempo.

Ciò che mi ha fatto sorridere, tra la disperazione delle mamme lavoratici o casalinghe che fossero, è stato il timore di TUTTO quel tempo da passare insieme. 

Ammetto, ho avuto anche io un attimo di panico...cosa faremo tutti questi giorni! Non sono più abituata!

Poi però ho pensato a quanto mi manca quando vado a prenderlo al nido e sono veramente poche le ore da passare insieme, scandite da ultime commissioni della giornata, bagnetto, cena...e poi a nanna.

E ho pensato a quanto potesse essere bello fare tutto in modo lento...cosa avrei potuto riscoprire di mio figlio grazie a questo tempo? (Tra un problema di matematica da correggere, gli aggettivi qualificativi da spiegare, un libretto per la scuola dell’infanzia da scegliere, e un tutorial per le famiglie da provare prima di inviare...sì, perché anche le insegnanti e le coordinatrici fanno smart working...ma di “smart”, a mio parere c’è poco, il contatto, quanto manca!).

E in tutto questo, io e il mio piccolo valido aiutante, siamo anche riusciti a pulire – una parte – della casa.

Poi il tempo da trascorrere insieme si è allungato...a tempo indeterminato. 

Certo, lo sconforto ogni tanto arriva e bussa al mio cuore. Non tanto per quel che riguarda il vivere la quotidianità, che grazie al giardino, le routine assodate, la bellezza delle scoperte che si possono fare anche con poco, (la spesa consegnata direttamente a casa), non ci lascia molto tempo per lo sconforto, ma mi fa tremare il cuore leggere o sentire quel che accade fuori, e il non sapere come andrà. – Ma passerà –. Così sì, in quei momenti qualche lacrima bussa alla mia porta. Ma fortunatamente c’è poco tempo per ospitarla. 

Quando sarà finito tutto – o almeno il più grosso – sono certa che ne usciremo tutti un po’ cresciuti e un po’ cambiati: in quelle che credevamo fossero le nostre consapevolezze, in quelli che credevamo i nostri bisogni “primari”. Ci sarà un giorno in cui ci diremo “Ti ricordi che tranquillità avevamo dentro, nonostante tutto, ai tempi del corona (perché lo chiameremo con un abbreviativo, come un vecchio “amico”). E quando lo racconterò a mio figlio – che sicuramente lo studierà sui libri di scuola –...ammetto che dirò dei pomeriggi passati in garage con il papà e delle sue manine che tornavano in casa “nere”, della prima volta che ha annaffiato i tulipani in giardino e ha guidato l’elicottero radiocomandato; delle cene preparate insieme, delle risate nel lettone al mattino. Del fatto che c’eravamo sempre tutti e tre. Insieme, vicini. Gli racconterò di un tempo che ci hanno regalato e abbiamo ben usato.

Stefania 

 

#unopiuunougualeatre

iscriviti per tenerti sempre aggiornato.

redazione

via Cà Nova Zampieri 4e int 16/17
37057 San Giovanni Lupatoto Verona

periodico trimestrale

Registrazione del Tribunale di Verona n.2049 Del 28 Luglio 2015 - R.o.c. Num 25932