Forse sono queste le tre parole che hanno maggiormente accompagnato la nostra prima uscita di famiglia

Ce n’è poi un’ultima...corse. Sì, perché se c’è una cosa che nostro figlio ha fatto durante questa giornata è stato proprio correre...come se non lo facesse da troppo tempo.

 

Era una corsa liberatoria, o forse solo compagna dell’euforia che gli veniva dall’esplorare un posto nuovo, sconosciuto e dal  poterlo fare con mamma e papà, insieme. Ma sono abbastanza certa che fosse anche un contrasto all’immobilità apparente che ha caratterizzato questo tempo.

Perché “apparente”? Perché sono certa che ciascuno di noi, madre o padre, in smartworking o ancora al lavoro, abbia potuto vedere come i figli, gomito a gomito con noi, nello studio, nel lavoro, nelle faccende di casa – sì perché eravamo davvero vicini in tutto – in questo tempo strano, siano cresciuti.

Sia i figli più piccini, sia i più grandi, sì perché sono certa che anche gli adolescenti siano cresciuti molto in questo tempo, forse in particolare nella consapevolezza della bellezza delle relazioni, quelle vere, dove ti parli guardandoti negli occhi, senza uno schermo a far da filtro. E poi nella relazione con i genitori, “unici” interlocutori disponibili, e se anche sembra di no...questi ragazzini e ragazzine, hanno un estremo bisogno di parlare. Perché raccontando, dicendo, ci si conosce e costruisce.

I più piccini, poi, sono cresciuti con noi. Sì, con noi. Perché anche noi siamo cambiati con loro. Tante cose ce le saremo perse. Invece, in questa vicinanza e convivenza abbiamo osservato la magia delle piccole cose che si modificano di giorno in giorno, abbiamo avuto tempo per lasciar fare loro, abbiamo avuto pazienza, abbiamo imparato a fare un passo indietro, abbiamo guardato con occhi ammirati la soddisfazione di un piccolo (anche non troppo piccolo se pensiamo ai compito nuovo di matematica, all’imparare a leggere e scrivere) che ce la fa. Abbiamo scoperto la bellezza dello stare insieme, di crescere insieme.

L’altra cosa che forse potremmo aver imparato, è che prima stavamo correndo, troppo, ma non facevamo quella corsa sana che ha fatto Fabio domenica, la nostra era una corsa senza una vera meta. 

Ora forse l’abbiamo ritrovata. La meta.

Se sapremo farne tesoro non lo so.

Io nel frattempo guardo mio figlio e mi lascio stupire, meravigliare e avvolgere dalla sua magia.

Stefania 

#unopiuunougualeatre 

 

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