Così titolerei questi giorni. Giorni un po’ tristi, tanto che anche il tempo meteorologico li accompagna come sa fare...con la pioggia.

Sono giorni caratterizzati da capitoli che si chiudono...ma senza che la parola fine abbia fatto seguito a un percorso che a essa dia valore.

È una fine scribacchiata veloce, dopo uno stop. Una fine che non tiene conto delle emozioni di nessuno. Abortita, interrotta.

Una fine che i nostri bambini e bambine non sanno capire, che quelli più grandicelli non capiscono come accogliere. C’è chi non ha potuto salutare l’amata maestra che per tre anni alla scuola dell’infanzia o cinque alla scuola primaria, li ha accompagnati. Ci sono i ragazzi, pre adolescenti e adolescenti, che dovranno affrontare un nuovo step della loro vita senza aver potuto vivere la malinconia che caratterizza la conclusione di un percorso di relazione. Perché la relazione con gli amici è la cosa più importante della scuola secondaria di primo e secondo grado.

Poi ci sono quelli piccoli, i bimbi e bimbe, quelli “piccoli davvero”. Che magari hanno salutato la maestra – o l’educatrice, quella che chiamano addirittura per nome, “una di famiglia”, che si prende cura di loro anche nel corpo – dopo la festa in maschera di carnevale e la rivedranno...forse alcuni a settembre, altri nelle foto e nei ricordi di mamma e papà.

Ecco, noi siamo in questa situazione. Abbiamo recuperato le nostre cosine da scuola...il più tardi possibile, perché la speranza non voleva abbandonarci, e poi abbiamo ricevuto la notizia definitiva: non si riaprirà per l’estate.

Cosa vivranno questi bambini e bambine? Cosa ci sarà nella loro mente?

Io proprio non lo so. Vedo la gioia di mio figlio che vive la giornata con me – uno dei fortunati, la sua mamma “può” restare a casa e gestire lo smart working negli orari più impensati del giorno e della notte –, ma quella domanda inespressa quando guarda la sua maestra in video...la leggo. E la vedo ben chiara le volte in cui si commuove se lei, pur attraverso uno schermo, lo chiama per nome. Vedo lo sguardo che rivolge ai bambini che incontra.

È cresciuto, certo, non meglio ne peggio che se fosse stato all’asilo nido, ha imparato semplicemente cose diverse. Ma il cruccio che ci fa pensare che avevamo scelto un percorso per lui e che non ci è stato permesso di mantenere la parola data...ci tocca nel profondo.

Così ci troviamo a chiudere un capitolo della sua vita al suo posto. A non fargli pesare questa perdita, a non fargli perdere la fiducia di fidarsi anche di altri, perché nessuno ti abbandona...e questa è la cosa più complessa, perché talvolta non si fida nemmeno delle mie minime assenza, scottato da quel piccolo vuoto che in lui si è creato.

Siamo un po’ da soli in questa nuova situazione, ogni famiglia ad affrontare la propria.

Per ogni porta che si chiude dovrebbe aprirsi un portone...speriamo di scorgerlo all’orizzonte.

Stefania 

#unopiuunougualeatre

P.s. Il libro lo trovate se Facilea.it lo riprenderemo in mano a settembre partendo con le stesse emozioni, continuando a sognare e investire in ogni piccola cosa, perché questo nessuno potrà togliercelo, mai.

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