Così è arrivata anche lei, l'estate. 

L’aspettavamo perché ci avevano detto che avrebbe spazzato via – almeno per un po’ –questo virus che ha rivoluzionato – letteralmente – le nostre vite.

 

Ora di questa estate siamo a metà – per come la vedo io, con la ripresa delle scuole, nonostante le giornate ancora “lunghe”, le “vacanze” sono finite – e, personalmente, guardo con preoccupazione a settembre.

Cosa ci aspetta? Ripresa, nuovo stop? Stanchezza accumulata...e dover comunque riprendere. Questo è forse l’aspetto che mi preoccupa di più.

Il bisogno di “staccare” in senso concreto – dai pensieri – e figurato – dal mondo – c’è. Ma soprattutto, in modo “sano” e corretto, per sé e per gli altri. Affrontare la “paura” non è semplice – in particolare quella più concreta che, in questi giorni, fa parlare i media di “piccoli, ma diffusi, focolai” –, ma é ciò che ci permetterà di muoverci. Perché in realtà, se la paura arriva a noi e viene sostenuta da più fronti, l'attenzione passa da noi, e dal nostro fare.

Così, contro ogni previsione più positiva, siamo partiti. Per una vacanza di tre giorni, in settimana, al mare.

Ciascuno infatti, in questo tempo strano, cerca le proprie sicurezze. La nostra sicurezza era nello spostarci – avendone la possibilità – in momenti di probabile “minor assembramento”. E così è stato. 

Potrei parlarvi del fantastico posto dove siamo stati, Jesolo, Byron Bellavista hotel...ma ciò che desidero condividere con voi sono le emozioni vissute da un bambino che – come in realtà molti – non aveva potuto riprendere la scuola, ma aveva dentro sé il desiderio di crescere, provare, sperimentarsi, e sì, seppur a “soli” due anni, relazionarsi con i pari.

Credo che, nonostante tutto, questa sia la cosa più bella che abbiamo vissuto in questi giorni: la possibilità di osservare un bambino che, a piccoli passi, cerca di entrare in relazione con un'altra bimba di forse un paio d’anno più grande di lui.

Dimostrandoci che, nonostante tutto, la paura è passata, che per quanto questo Covid ci abbia tolto, ha lasciato la voglia di incontrare l’altro.

Si sono incontrati per caso, nella piscina dei piccoli. Lei più grandina, lui ancora “scortato” da un genitore. Ho notato subito che Fabio l' aveva vista. Questa piccola impavida affrontava la piscina dei grandi – apparentemente – da sola. Fornita di salvagente a gilet – che le permetteva di nuotare comodamente e senza rischi –, occhialini da acqua e...grinta! Andava con la testa dentro e fuori dall'acqua, ogni “poco” tornava dalla mamma a far vedere che tutto andava bene. 

Dopo qualche immersione ci ha notati.

Fabio la guardava da un po’. Questa piccola vacanza è stata il suo “battesimo dell’acqua”, l' ha affrontata così, senza paura (che effettivamente per lui, ancora vergine dai pericoli del mondo, non avrebbe avuto senso), con molta curiosità e desiderio di “provarsi”, nelle emozioni e nella forza. E quella bimba stava lì e giocava con l'acqua come fosse una cara amica, esprimendo palese piacere. Lui la osservava e – ne sono certa – i suoi neuroni specchio si sono attivati. Vederlo ammirarla mi ha portata a descrivere quel che la bimba faceva e a riproporlo a lui con le parole, enfatizzando le azioni, e facendogli sperimentare piccole cose.

A quel punto osservare tutti i passaggi che hanno portato al loro avvicinamento è stata la vera magia.

Lei – ho colto poi essere straniera – non aveva chiaro il senso, probabilmente, delle nostre parole, ma lo aveva dei nostri sguardi, dei nostri sorrisi e ammiccamenti. Dei battiti di mani volti a complimentarci per i suoi successi. 

E così anche lei ci ha notati e si è, piano piano, avvicinata.

Da quel momento è stato, tra loro, un lungo gioco volto a trovarsi, sorridersi, scambiarsi piccoli doni (un grissino per una marionetta da dita) e grandi sguardi d’intesa.

I momenti di “gioco” più belli si sono svolti durante i pasti – spesso le note dolenti per i genitori in vacanza, anche se devo dire che il personale dell'hotel ha riservato la stessa calda accoglienza a noi adulti come ai piccini...anzi!: un ammiccamento ed erano entrambi pronti per uno scambio...e noi adulti abbiamo avuto la possibilità di fermarci un attimo in più.

Che dire, abbiamo colto ancora una volta quanto poco serva per sentirsi vicini, per diventare amici.

Credo che sarà il ricordo più bello che conserverò di questa vacanza: la capacità di un bambino – mio figlio – di fare amicizia.

Stefania 

#unopiuunougualeatre

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