Una della piccole “sfide” che, come genitori di un bimbo di due anni, stiamo vivendo è quella del pranzo fuori casa.

 

Attenzione, non intendo quello di “nozze”, composto di otto portate, aperitivo e ammazza caffè...a volte, si è a spasso e... basterebbe anche solo una pizza (e anche solo per non dover pensare a cosa mettere in tavola).

Siamo passati dagli idilliaci momenti in cui ci sedevamo a tavola e lui, beatamente si addormentava nella sua carrozzina (circa per i primi tre mesi di vita); all’evitare le uscite per rispettare i suoi orari di sonno – e grazie ad essi recuperare un po’ le forze –; poi c’e stata un’estate, la scorsa, caratterizzata dal mangiare a turno, nonostante Fabio fosse perfettamente svezzato, a un anno era difficile tenerlo seduto durante le attese, e non camminando ancora da solo...lo abbiamo accompagnato per chilometri e chilometri, insomma, i pranzi venivano “bruciati” non appena ingeriti... poi la scuola e i nuovi orari, poi l’inverno, poi il Covid...

Quindi è nuovamente estate, di anni ne ha due, i gusti li ha ben chiari – pur mantenendo un’invidiabile curiosità nei confronti del cibo, ogni cosa nuova viene da lui esplorata e assaggiata – e il desiderio di riprendere, un po’ per volta, le abitudini dei pranzi fuori casa, si fa sentire.

Ogni volta è una scommessa: arriverà al pranzo o si addormenterà prima (premetto che per le dodici e trenta siamo seduti, ma l’energia che usa un bimbo per crescere è una fonte esauribile e necessita di essere ricaricata spesso), in quell’ambiente saranno veloci, starà seduto...almeno un po’?

A poco a poco abbiamo però anche scoperto che spesso buona parte dell’andamento del pranzo dipende dal contesto: bambini e bambine sono ben visti? Hanno piccole accortezze nei loro confronti? – Ho finalmente capito, ad esempio, il valore dei grissini! – Gli fanno un sorriso? Lo fanno a noi adulti, “poveri” genitori che talvolta desiderano trovare un pasto già fatto?

Propongono il seggiolone (per scelta noi non ci fermiamo se non lo hanno, anche se ultimamente lo usiamo sempre meno spesso, ma averlo significa essere bambini “friendly”...non averlo significa “anche no”), una forchetta da dolce più piccola è indicata per un bimbo, un menù dedicato, un tovagliolo in più?

Credo che spesso queste accortezze siano proprie del personale, l’accoglienza verso i bambini e le bambine non la puoi trasmettere, nemmeno imporre, o la hai dentro o niente.

Quindi se ci sono queste accortezze, come ci è capitato questo sabato presso il ristorante Miralago di Torri del Benaco, si parte con il piede giusto!

Cosa chiede in realtà un bambino a tavola? Premesso che per noi è sempre stato fondamentale mangiare insieme, anche se questo comporta spesso – un incredibile anticipo sull’orario dei pasti e – un incrocio di forchette, ma pure una pluralità di assaggi (e si conclude che tutti mangiano un po’ di tutto e magari scoprono qualcosa di nuovo), ci rendiamo conto che i tempi di Fabio sono più brevi dei nostri, quindi: siamo pronti a scegliere e ordinare con rapidità, poi qualche grissino e tante chiacchiere! Per scelta non abbiamo mai proposto giochi a tavola (in realtà raramente portiamo giochi con noi uscendo), quindi dobbiamo essere noi a raccontare, descrivere, proporre osservazioni.

Il “menù bambini” (probabilmente figli di giganti, date le porzioni...) arriva sempre rapidamente, così che, placata la fame, l’assaggio degli altri piatti sarà fatto con gusto.

Poi che si alzi è inevitabile! A qual punto ci deve essere un fantastico gioco equilibrio tra le varie “pazienze”: quella della mamma (abbastanza infinita...o sfinita), quella del bambino (corta, ma facilmente prolungabile) se può sgranchirsi le gambe, fare una corsetta, sbirciare le papere nell’acqua e magari dargli da mangiare, ricevere un “complimento”, perché anche a due anni, se ti dicono che sei “bravo perché hai mangiato, perché sorridi, saluti ecc”...la cosa ti piace e ti resta dentro, e così è stato sabato, quella del papà (cortissima) e quella del personale.

Se tutto si combina...se ne esce tutti contenti!

Stefania 

#unopiuunougualeatre

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