Allattare è una di quelle cose che “ti capita”...un po’ per caso, un po’ per scelta...iniziavo più o meno così la mia prima riflessione sull’allattamento. Ed ero – credo – sicura che sarebbe stato un percorso con un termine non troppo lontano...

 

Oggi dovrei dire che “continuare ad allattare è una di quelle cose che ti capita, un po’ per caso, un po’ per scelta”, e forse – sentendo diverse esperienze – è qualcosa di più semplice da attuare se...non c'è una rete – familiare – accanto a te. (Anche io le uniche opinioni non richieste le ho ricevute dalla famiglia allargata...che per altro nemmeno si è mai dovuta occupare di mio figlio).

Così ho continuato ad allattare...

Dopo i sei mesi perché l'avvicinamento al cibo solido per Fabio è stato un percorso lungo, poi però è arrivato l'anno e abbiamo allentato un po’, poi la scuola che ci ha fatto sicuramente diminuire i momenti di allattamento, poi però il lockdown... che ci ha riportato alla casella di via.

Forse perché coinciso con quella fase di “ritorno”, come la chiamano le ostetriche esperte in allattamento, o di “rincorsa”, come la chiamo io da pedagogista. Si, perché attorno ai venti-ventitré mesi, il bambino ancora allattato torna un po’ indietro nel numero delle poppate...con grande sgomento della mamma (mi metto tra queste, ma il motivo è presto detto: appunto sta prendendo un po’ la ricorsa, sta tornando un po’ sui suoi passi, per esser certo che, se anche “diventa grande”, la sua mamma ci sarà sempre). Perché sgomento? Perché comunque, di allattamento oltre all'anno di vita ben poco si parla, nonostante l’OMS indichi l’allattamento complementare almeno fino ai due anni, e poi finché mamma e bambino lo desiderino (attenzione, potrebbero desiderare di smettere ben prima dell'anno! Anche per loro NESSUN GIUDIZIO!), c’è poca cultura, poca informazione...tanta supponenza di chi non è tra gli esperti del settore (e magari credi di esserlo perché è stato genitore...ma magari non ha nemmeno allattato...bah).

E così mi metto anch'io tra quelle “non ancora mamme” che si si sono permesse di commentare le scelte altrui...e forse l'ho fatto anche nel mio primo post. Mi spiace. Non lo farò più.

Perché è proseguito il mio allattamento? E perché accolgo quel che sarà (ancora per un po’)?

Sicuramente perché non avevo motivo di smettere. Nonostante il lavoro (mio) e il nido (di Fabio) il ritrovarsi in un gesto semplice e conosciuto...faceva bene ad entrambi.

Perché so che il suo sostentamento non dipende da me. Io sono la coccola, il ritrovarsi, sono “casa”. Lui riesce a stare un’intera giornata senza di me e senza il seno. Sa comunque addormentarsi, nutrirsi, consolarsi (anche perché il seno per lui non è mai stato una consolazione, forse non lo ha mai voluto associare a un evento non positivo...i bambini sanno sempre stupirci).

Potrei smettere allora?

Certo.

Posso proseguire ancora?

Certo!

Non credo che smettere sia un passaggio semplice, lo si deve decidere in due. E sono molti e differenti i momenti in cui l'uno è pronto e l'altro no. Non si smette con una formula magica, anche perché poi – come per tutti i passaggi di crescita con i bambini – una volta deciso, non si torna indietro.

La certezza che con lui questa esperienza si chiuderà in modo definitivo gioca sicuramente a mio sfavore, la stanchezza...a mio favore. L'emozione di essere ancora importante, utile – il latte materno apporta una quantità di proteine, minerali, vitamine e grasso in perfetto equilibrio con le necessità di ciascun bambino, è ricco di migliaia di agenti protettivi, fattori di crescita e cellule che contrastano le infezioni, favoriscono lo sviluppo cerebrale e pongono le basi per un benessere fisico e psichico, nutrienti, vitamine, anticorpi e quant'altro, anche dopo l'anno fanno bene e non si trovano in nessun altro alimento –, unica per lui...non aiuta a mettere la parola stop...

Poi, devo sfatare un mito: mio figlio è autonomo, competente e capace di relazionarsi, quindi no, non gli sto togliendo la possibilità di scoprire il mondo, né lo sto “viziando”...semplicemente lo sto amando.

Il mondo lo scopre, lo conosce e lo affronta a testa alta, sicuro di poter tornare a “casa”, dove sarà sempre amato. Non ha mai preso biberon o ciuccio, da quando ha iniziato a mangiare lo ha sempre fatto da solo. Si sa spiegare senza necessità di interpreti e all’asilo nido passava serenamente la giornata, facendosi degli amici e vezzeggiando le educatrici (un adulatore, lui e le sue fossette).

Quindi, care mamme, tutte, ma proprio tutte tutte, quelle che sono per il sì e quelle che sono per il no, come sempre, fate il bene per voi.

Non so se vivrò in prima persona un'altra Settimana mondiale dell'Allattamento. 

Non so se per scelta non la vivrò, per la società, perché avremmo concluso il nostro percorso.

Nel frattempo assaporo gli attimi, annuso la sua testolina e mi perdo un po’ nei suoi occhi, godendo di essere per lui unica al mondo (almeno ancora per un altro po’).

Stefania 

#unopiuunougualeatre

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