IL MAGICO REGNO DELLA SCRITTURA

Carla Salmaso, Grafologa educatrice del gesto grafico, Formatrice presso la Scuola grafologica morettiana Verona (www.centrografologia.it)

 

Scrivere ha permesso da sempre di rendere visibile l’invisibile...l’essenza di ciascuno. Per questo la scrittura, agli occhi dei bambini, può risultare un regno difficile da conquistare e comprendere, ma bellissimo, tanto da ripagare di ogni sforzo. Come la conquista di ogni magico regno che si rispetti, anche quella della scrittura richiede il superamento di tappe importanti e faticose, che vedono il bambino mettere in gioco abilità, memoria, astuzia ma anche energia, carattere, determinazione, coraggio e volontà.

 

La scrittura ha, da sempre, racchiuso in sé il mistero e il fascino di rendere visibile ciò che visibile non è: l’essenza di ogni individuo e il suo mondo interiore.

Culture e leggende appartenenti a epoche diverse e a paesi differenti e tra loro lontanissimi, hanno attribuito o legato l'invenzione della scrittura ad entità superiori, quasi a testimoniarne una sacralità ormai perduta.

Gli egizi consideravano la scrittura un dono ricevuto dal messaggero degli dèi, Thot, dio della musica, della medicina, dell’astronomia e della magia. 

Nella Bibbia è Dio che scrive il Decalogo, incidendolo nella pietra col proprio dito. 

Nella parabola dell’adultera che si può leggere nel Vangelo di Giovanni, Gesù scrive sulla sabbia parole che non saranno mai rivelate e che diverranno portatrici di un Mistero. 

La tradizione indù vede la divinità Shiva creare gli alfabeti danzando e percuotendo il tamburo, simbolo del pulsare del ritmo cosmico. 

Leggende cinesi riconducono l’invenzione dei logogrammi al saggio Canjie, che aveva quattro occhi attraverso i quali poteva cogliere i segreti del cielo e della terra e che, per creare l'alfabeto, si era ispirato alle stelle, alle impronte degli uccelli e ai segni sul dorso delle testuggini. 

Per la mitologia celtica fu Ogma, il dio della forza, ad inventare la scrittura, che gli serviva per allacciare la magia ad un oggetto. 

Nella tradizione ebraica e nello yiddish in particolare, i bambini venivano introdotti alla conoscenza dell’alfabeto attraverso lettere intagliate nel legno di rosa e intinte nel miele che venivano fatte succhiare affinché  la conoscenza entrasse in loro con dolcezza.

Questi sono solo alcuni degli esempi che testimoniano come la scrittura e gli alfabeti affondano le radici culturali in un terreno leggendario e sacro, che conserva, ancora oggi, una magia non dissimile da quella che si può cogliere nei luoghi di salvezza rappresentati nelle favole. 

La scrittura può essere dunque osservata, e fatta osservare ai bambini, come se fosse un regno  difficile da conquistare e da comprendere compiutamente, ma bellissimo, che ripaga di ogni sforzo perché permette di portare luce all’interno del mondo interiore di chi riesce a raggiungerlo.

Come la conquista di ogni magico regno che si rispetti, anche quella della scrittura richiede il superamento di tappe importanti e faticose, che vedono il bambino mettere in gioco abilità, memoria, astuzia ma anche energia, carattere, determinazione, coraggio e volontà.

In una società come quella contemporanea, in cui il “bruciare le tappe” è visto con un’accezione positiva, in età evolutiva rappresenta invece un rischio importante: quello di perdere per sempre l’importanza di un’attesa fatta di simbolici passaggi, senza i quali l’agognato regno (della scrittura e delle competenze, nello specifico) non potrà essere raggiunto compiutamente, né con gioia.

Quali sono le tappe fondamentali che il bambino è chiamato ad affrontare e a superare? 

Anzitutto l’età. 

Imporre anticipatamente l’insegnamento della scrittura è, nel migliore dei casi, inutile, e nel peggiore, dannoso. 

Come non ci si stancherà mai di ripetere, infatti, scrivere non è - banalmente - copiare una forma, né imparare a riportare su un foglio il linguaggio orale, come troppo a lungo scuole pedagogiche ci hanno voluto far credere, ma molto, molto di più: è saper organizzare e chiarire il proprio pensiero; è comprendere e comunicare la propria interiorità; è la ricerca di un tempo per sé; è la magia di un mistero che, come spesso accade alle fiabe, non sarà mai totalmente chiarito e spiegato, nonostante si moltiplichino studi, anche di natura neuropsicologica, che attestano la vasta complessità cerebrale di cui questa forma di comunicazione simbolica si nutre.

Il bambino può/deve conquistare le competenze necessarie per avvicinarsi alla scrittura con strumenti a lui adatti, come lo è il gioco e come lo sono le attività di pre-scrittura che dovrebbero consolidare dei prerequisiti fondamentali come la coordinazione occhio-mano, la motricità fine, per esempio. 

È opportuno che l’insegnamento della scrittura sia proposto al bambino non prima dei 6 anni, età che convenzionalmente vede la conquista di competenze linguistiche, anche astratte, che prima di quell’età il piccolo non possiede. 

Per approdare al magico regno della scrittura il bambino dovrà imparare a distinguere e a riprodurre correttamente i singoli suoni alfabetici, imparare ad associare il fonema al grafema (il suono alla lettera), apprendere uno schema motorio corretto che gli permetta di realizzare quei simboli che devono essere prima memorizzati e quindi condivisi.

Solo quando tutto questo sarà conquistato, potrà finalmente iniziare a concentrarsi non più sul come deve scrivere, ma sul cosa: solo allora potrà scorgere quel regno che non è altro che la propria ricchezza interiore a cui avrà imparato ad attingere.

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