La parola” svezzamento” viene usata comunemente per indicare un particolare periodo nella vita di un lattante: il passaggio da una alimentazione fatta di latte a un’alimentazione caratterizzata anche da cibi solidi .

In realtà la parola svezzamento sta a indicare la perdita di un vizio: quello di succhiare.

 

Quindi ne possiamo dedurre che il lattante dovrebbe smettere di succhiare pressapoco intorno ai sei mesi , nel momento in cui si inizia a introdurre cibi solidi ( le famose “pappe”).

E’ veramente così? E’ veramente necessario che il bambino di pochi mesi di vita debba smettere di bere latte? Ma soprattutto, succhiare si può definire un vizio?

La natura ci insegna che l’atto di succhiare è un riflesso fondamentale per la sopravvivenza del cucciolo: gli permette di nutrirsi, è un’esperienza piacevole, è un momento di intensa relazione affettiva tra bambino e l’adulto accudente: è una necessità.

La parola  “svezzamento”, quindi, andrebbe dimenticata, mentre bisognerebbe cominciare a parlare di “alimentazione complementare a richiesta” cioè l’ introduzione di cibi solidi che completano il latte, non lo sostituiscono, ed è il bimbo che chiede, non il genitore che impone.

Infatti il neonato, fin dalla nascita è in grado di regolare l’assunzione di latte in base alle sue esigenze: attraverso una mimica particolare e ben precisa fa capire alla mamma che ha fame , che ha bisogno di succhiare, e smette di alimentarsi nel momento in cui la sua fame è stata placata. E’ una competenza che non viene persa durante il trascorrere del tempo, permane anche durante il delicato passaggio ai cibi solidi.

Fino a sei mesi il latte è assolutamente l’alimento in grado di rispondere alle esigenze nutritive del bambino quindi non è raccomandato e tantomeno necessario introdurre cibi solidi prima di questa età. 

E’ dai sei mesi infatti che il bambino dimostra di essere interessato a ciò che i genitori hanno nel piatto: seguono il movimento della mano che porta la forchetta alla bocca, spalancano la bocca imitando il comportamento dell’adulto a tavola; vogliono toccare, manipolare il cibo nel piatto; richiamano l’attenzione dei genitori con piccoli versi, sono curiosi.Questa curiosità li porterà  ad assaggiare cibi nuovi, magari con diffidenza all’inizio, ma poi, sempre di più si fideranno dei gesti compiuti dai loro genitori, avvicinandosi così a gusti e profumi nuovi. E’ opportuno che il genitore si fidi delle competenze del proprio bambino: egli sa regolarsi da solo. Assecondare le sue richieste senza forzarlo è la scelta vincente. 

Ci sono chiari segnali che  ci fanno capire che il bambino è pronto per questa nuova esperienza:

è in grado di stare seduto autonomamente, con la testa dritta,

è in grado di afferrare il cibo e di portarlo alla bocca,

sa impastare e deglutire gli alimenti che si porta alla bocca grazie a movimenti specifici della lingua ( i bambini che non sono pronti tendono a sputare il cibo spingendo la lingua verso l’esterno-si chiama riflesso di protrusione della lingua),

mostra interesse per il cibo presente sulla tavola.

Per attendere questi segnali è bene però aspettare i sei mesi di vita, in quanto a quest’età la maggior parte dei bambini ha acquisito queste competenze (raccomandazioni OMS).

E’ possibile proporre degli assaggi di cibo preparato abitualmente dalla famiglia purchè sia sano e preparato in modo semplice: gli alimenti devono essere presentati in maniera equilibrata e devono variare durante la settimana.

Sarà un momento piacevole condividere il pasto con il proprio bambino, si adatterà facilmente agli orari e ai ritmi della famiglia. 

Non è necessario iniziare con un pasto piuttosto che con un altro: lasciamo invece spazio alle richieste del bambino, col passare del tempo sarà lui che aumenterà la quantità e la frequenza degli assaggi riducendo gradualmente la richiesta di latte (il quale rimarrà un alimento importante nella sua dieta).. Senza fretta… 

Il bambino deciderà anche cosa mangiare:  responsabilità del genitore è quella di proporre cibi sani attraverso una dieta varia, senza mai far mancare frutta e verdura. Non dimentichiamo che le buone abitudini alimentari, che generano e preservano la nostra salute, si acquisiscono fin da piccoli.

E’più semplice dire che cosa bisogna evitare nel primo anno di vita: 

bevande zuccherate, succhi di frutta, dolci, merendine, miele, alimenti troppo elaborati e troppo salati (salumi, patatine fritte, alimenti preparati con il dado), latte di mucca.

Preferire invece frutta e verdura di produzione locale e di stagione; alternare come fonti di proteine carne ,pesce, legumi, uova e formaggi ovviamente sminuzzati, a pezzettini, tritati secondo le sue capacità.

Ricordiamo quindi: 

attendere i sei mesi di vita

assecondare le sue richieste di scoperta del cibo

fidarsi del suo appetito

farlo partecipare al pasto di famiglia

lasciare che manipoli il cibo

proseguire con l’allattamento

proporgli cibi sani

non forzarlo se non vuole più mangiare: l’eventualità che il bambino non mangi abbastanza è assolutamente remota.

“L’appetito è un istinto vitale primario che è sempre sufficiente e la scelta spontanea e istintiva, è statisticamente la migliore”. (Lucio Piermarini- Pediatra)

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