Storie di Mamme: Justine Olivieri Guardini, Mamma 

Justine ci racconta il suo viaggio che oggi la porta ad essere mamma, un viaggio lungo, fatto di temporali,

schiarite, terremoti...ma dopo esce il sole, quello vero, con l’arcobaleno 

Sto per parlarti di me, di un momento particolare della mia vita, che mi 

ha cambiata come persona, come madre e come essere umano.

Quindi mi presento, mi chiamo Justine, ho 32 anni e sono una 

mamma di cielo, di terra, di pancia, di cuore, di testa…

Ti racconto la mia storia, sei anni di me, condensati in un articolo. Scrivo

d’impulso come mi è stato chiesto, quindi non ti so dire quanto ci

metterai a leggerlo, ne se ti farò commuovere o sorridere, magari entrambi,

perché questi sei anni sono stati pianti, ma anche risate fragorose, sono stati forza,

coraggio, ospedali, farmaci, amore…Dio quanto amore!

Mi chiamo Justine e il 24 Febbraio 2019 ho partorito

la mia secondogenita, Ayla Joy.

Ma a casa non c’era nessun fratello maggiore ad aspettarla,

alle visite dovevo scrivere che era la mia seconda gravidanza, ma il

mio primo parto.

 

A Dicembre 2018 scrivevo questo: 

“Mi chiamo Justine, ma potrei chiamarmi Giulia, Maria, Chiara, Elisa, 

e sono una donna a cui hanno diagnosticato, nel novembre 2014, un’endometriosi grave “da operare immediatamente”, quando quello che hanno visto, dopo un anno di farmaci distruttivi, si rivelerà invece una semplice ciste dovuta a infezione che se scoperta subito poteva essere curabile con antibiotico”.

 

Oggi invece devo apporre delle correzioni, perché il 23.02.2019 in sala parto

quando mia figlia era pronta per nascere sono stata visitata da un’ostetrica, Silvia,

e queste sono state le sue parole “qui c’è la testina di Ayla, sei dilatata di 8 cm, qui c’è il legamento uterino che dobbiamo scavalcare”

Gliel’ho fatto ripetere 3 volte, incredula.

Quella “endometriosi” che poi è diventata una ciste, si era infine rivelato un legamento uterino molto forte e leggermente fuori sede.

 

Stavo copiando e incollando una parte di un post che avevo scritto tempo fa sulla mia gravidanza, ma sono parole scritte da una donna incinta, che non sapeva ancora come sarebbe stato il suo mondo, quindi cancello, prendo fiato…rileggo le parole dell’ostetrica che vi ho appena scritto e mi tornano i brividi!

 

Un medico mi aveva fatto la stessa diagnosi, un vecchietto a cui davo poco credito perché in pensione, e ca…volo, forse l’età in questo lavoro conta più degli studi!

 

E se io l’avessi ascoltato, se mi fossi fidata, non sarebbe successo nulla…ma proprio nulla…

Nel senso che non sarei qui a scrivere, dopo aver messo a dormire Ayla Joy.

Perché ogni cosa succede per una ragione, e io questo quando ero incinta non avrei potuto dirvelo perché non ci credevo nemmeno io.

 

Sono rimasta incinta del mio primo bambino, Ethan o Julia, la notte di Natale del 2015.

Ho vissuto il giorno più brutto della mia vita il 16.01.2016 in una casa a Londra, da sola.

Mio marito era in ritiro in Spagna, io ero andata a trovare i miei zii, ma in quel momento ero da sola a casa con il loro bimbo di 9 mesi.

Quando capii cosa stava succedendo chiamai mia mamma che mi disse di chiamare il ginecologo, invece  io chiamai mia sorella: “Nicole, perdo sangue”.

Ha detto solo: Vaffanc**o

 

Ayla, si è svegliata. Ho interrotto qualche minuto. Grazie a quello che sto scrivendo ho respirato nel suo collo come non facevo da un po’…grazie.

 

Sono passati anni, ma mi sembra di essere ancora lì, su quel balcone, a Londra, con la sigaretta tra le mani e la neve che cade.

 

Due giorni dopo sarei tornata a casa, a riabbracciare mia sorella che era incinta di 8 mesi, la sua pancia piena ha riempito il vuoto della mia, è nata Robin il 24.02.2016

Si, avete letto bene, tornate al terzo paragrafo, rileggete la data, le meravigliose coincidenze della mia vita.

 

Comunque alla fine lo chiamai il ginecologo, mi disse di sedermi e aspettare, perché a quel punto, non avrei potuto fare nulla.

 

E fu li che iniziò il vero calvario, il sentirmi dire

“non pensarci e arrivera”

“se sei rimasta incinta una volta ci riuscirai di nuovo”.

 

Trentaquattro mesi di farmaci, di sveglie all’alba, pipì sui “canadesi”, oddio, stick canadesi, per essere chiari!

Temperature basali, conti, esami del sangue, agopuntura, riflessologia plantare e “maga magò”, perché cavolo le provi davvero tutte!

 

Arriva maggio 2018, decido di non fare nulla, niente cure, niente ormoni, nulla…

Andiamo via un week-end in toscana, da amici, una favola. Dimentico a Verona i miei attacchi di panico, e finalmente sto bene!

Dico a mio marito che nemmeno a giugno ci voglio provare, voglio riprendere in mano me, la mia vita, il mio corpo e la nostra famiglia incompleta.

Lui dice di no, dice che era il momento giusto…

Faccio un ultimo esame, a detta del “vecchietto”, un esame obsoleto, che non fanno più, ma lui è sicuro…Diagnosi “muco ostile, anticorpi antispermatozoi”. Quindi oltre a un sacco di altri problemi che stavo curando con un sacco di farmaci, pure questo! E via di cortisone in dose da cavallo. Quindi, io, alla mascherina anti-COVID, c’ero già abituata!

 

Per farla breve, quando breve non è, il 29.06.2018 apro i referti delle analisi CINQUECENTONOVANTOTTO (beta hcg, n.d.r.) 

Voi lo conoscete un numero più bello di quello dopo mesi di ZERO?

Io sì, TREMILA NOVANTANOVE tre giorni dopo… 

A settembre avremmo iniziato il percorso della PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), a settembre invece non entravo nei miei jeans.

È stata una gravidanza fisicamente fantastica, psicologicamente schifosa…

Perché gli ingenui ti dicono che se hai avuto un aborto, ma poi resti incinta di nuovo, al primo non ci pensi più, che poi sei felice, realizzata, che il tuo bimbo ce l’hai...

L’ho pensato anche io i primi mesi della gravidanza.

Ma non è cosi, o per lo meno, non per me…

La mia consolazione è che quando guardo Ayla penso che se non fosse successo tutto questo lei non sarebbe lei e io di certo non sarei la madre che sono ora.

Io a quel bambino ci penso, ma davvero, mi manca, mi fa sorridere, mi immagino qui con un bimbo di quattro e una di un anno, sarei già impazzita. 

Perché comunque anche se l’ho cercata tantissimo non è che la maternità è sempre un carnevale di Rio, e non sono un’ingrata perché non sono felice ogni secondo, sono solo umana.

A te che hai vissuto in parte quello che ho passato io, a te che hai perso un bambino o che non riesci ad averne, a te che ti barcameni tra domande stupide e cure dolorose per il corpo e per il cuore, voglio dire che non sei sola, anche se le statistiche non ti fanno sentire meglio.

Vorrei dirti che se un giorno avrai una risata fragorosa spontanea non dovrai sentirti in colpa, perché so che ora è così, sei umana anche tu. 

E io davvero, vorrei abbracciarti, forte.

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