Lockdown, didattica a distanza, docenti, scuola, famiglia. Trasformazioni da considerare, cambiamenti da interiorizzare, competenze da valorizzare.

La scuola ai tempi della pandemia è stata in quattro e quattr’otto trasformata

, dai banchi e dalle lavagne delle aule scolastiche si è passati alle scrivanie delle camerette.
I presidi, gli psicologi, i pedagogisti, gli insegnanti, i genitori – e forse anche qualche virologo – si sono espressi con opinioni più o meno favorevoli in merito a questa nuova scuola, sono stati elencati pregi e difetti, limiti e potenzialità. Impossibile promuovere o bocciare in toto tale esperienza, utile però trovare qualche aspetto positivo.

Chi ha “giocato” suI campo la partita “scuola a casa” sono stati: gli alunni, le famiglie e ovviamente gli insegnanti, i requisiti richiesti ai giocatori sono stati la flessibilità e tantissima pazienza; la flessibilità, elemento imprescindibile per comprendere e adattarsi all’uso delle piattaforme informatiche, e la pazienza per saperle gestire.
I docenti nel giro di poche ore hanno dovuto ripensare alla loro professionalità per poter insegnare nel miglior modo possibile a classi virtuali, e questo repentino cambiamento è stato da stimolo per ricercare, approfondire ed innovare l’ora di lezione.

Inoltre c’è stata un’imprescindibile e spesso proficua collaborazione scuola e famiglia, genitori che hanno rinforzato il lavoro degli insegnanti per poter agevolare l’apprendimento dei propri figli; la lezione virtuale per quanto magistrale potesse essere stata non è riuscita a sostituirsi completamente a quella in presenza di conseguenza mamma e papà hanno spiegato dalle equivalenze alle declinazioni latine.

Tutti d’accordo nell’affermare che è mancata la socializzazione, perchè la scuola è per eccellenza il luogo delle relazioni autentiche dove si stabiliscono significativi rapporti con i pari e gli adulti, si creano situazioni educative in cui ciascuno può esprimere la propria individualità e dando il meglio di sè, si acquisiscono e consolidano le abilità sociali come l’empatia, l’aiuto reciproco, l’ascolto attivo, e solo per questo fattore varrebbe la pena andarci.
Ma cos’ha lasciato di buono questa esperienza?
Probabilmente l’esperienza del lockdown ha permesso la valorizzazione di tutto ciò che si è dato per scontato: la competenza dei docenti, l’energia positiva degli alunni e la determinazione delle famiglie. Questa maggiore consapevolezza dovrebbe aiutarci a ridefinire e a rimodulare la ripartenza con l’obiettivo di tornare a scuola, seppur con qualche difficoltà, ma con una rinnovata motivazione.

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Registrazione del Tribunale di Verona n.2049 Del 28 Luglio 2015 - R.o.c. Num 25932