Ci sono luoghi storici situati in contesti ancor più magici, tra questi sicuramente il Caffè Florian, sito in piazza San Marco a Venezia. Con il profumo di caffè si respira quella di un luogo nato quasi per caso divenuto poi un tassello di storia, non solo del capoluogo Veneto: al Florian sono passati artisti, intellettuali e, tutt’oggi, è tappa di chiunque voglia fare un salto nella storia.

Quando un Caffè può fare educazione 

  

Il Caffè Florian, l’emblema della Serenissima, nato in piazza San Marco a Venezia durante la Serenissima Repubblica, nel 1720, da Floriano Francesconi, primo Caffè al mondo, è oggi un’istituzione. Credo che tutti lo conoscano, lo abbiamo letto nei libri, ne conosciamo le importanti frequentazioni, ma forse in pochi ne conoscono davvero la storia. Credo che allora siamo a rivolgere le nostre domande al miglior interlocutore: il Direttore Artistico del Caffè, dott. Stefano Stipitivich, nonché esperto di storia del Florian e di Venezia stessa. Direttore, ci racconti la nascita di “Alla Venezia trionfante”, l’idea di Francesconi e l’evoluzione storica di questo luogo tanto ammirato.

 

- com’è diventato la meta di grandi scrittori, artisti, pensatori?

 

A Venezia, città unica al mondo, esiste una sola Piazza, con la “p” maiuscola, quella di San Marco, le altre i Veneziani le chiamano semplicemente “campi”. Ebbene in questo luogo magico nel dicembre del 1720 Floriano Francesconi apre “Alla Venezia Trionfante”, una delle tante “botteghe da caffè” della Città dei Dogi. Ben presto però il suo locale, forse per la sua simpatia e la sua personalità prorompente, divenne il più frequentato da intellettuali, artisti, nobili, mercanti che usavano dire “andemo da Florian” e il nome è rimasto nei secoli. 

Il caffè inteso sia come “negra bevanda” che come luogo di ritrovo ha un enorme successo nel “secolo dei lumi”. Diventa la bevanda preferita dagli illuministi perché, si diceva, l’alcool ottenebra il cervello mentre il caffè ne esalta le funzioni! Il caffè era arrivato a Venezia a metà del ‘600 dal porto di Alessandria d’Egitto ed era coltivato sull’altopiano etiope. All’inizio era considerato una medicina ed era venduto dagli speziali, i farmacisti del tempo. Poi lo si comincia a servire con lo zucchero e il successo è immediato. Nascono talmente tante “Botteghe da caffè” che il governo della Repubblica è costretto a contingentarne il numero.

Quella di Floriano Francesconi era una delle tante aperte nella città lagunare e lui non immaginava certo che il suo locale sarebbe diventato, assieme al Procope di Parigi (oggi solo un bistrot), il caffè più antico del mondo! Qui Casanova tesseva le sue trame amorose e Carlo Goldoni ebbe l’ispirazione per la sua commedia “La bottega del caffè”. Ai suoi tavolini poi venne distribuito nel 1760 il primo giornale moderno, “La Gazzetta Veneta”, scritto e diretto da Gaspare Gozzi. Nei suoi quasi tre secoli di storia il Florian non c’è personaggio famoso che soggiornando a Venezia non abbia colto l’occasione per sedersi sui suoi divanetti rossi: Jean Jaques Rousseau, Lord Byron, Goethe, Canova, Stendhal, George Sand, Charles Dickens, Alfred de Musset, Alexandre Dumas, John Ruskin, Henry James, Proust, Gabriele D’Annunzio, e ai nostri giorni attori come Gary Cooper e Marcello Mastroianni, Paul Neumann e Grace Kelly e l’elenco sarebbe interminabile!

 A metà dell’’800 il Florian fu completamente ristrutturato su progetto di Lodovico Cadorin, divenendo quello che oggi ammiriamo. Una ristrutturazione che all’epoca fece scalpore per la ricchezza profusa nella sua realizzazione. Alla fine dell’‘800 Riccardo Selvatico, allora sindaco di Venezia, e i suoi amici intellettuali erano soliti incontrarsi nella Sala del Senato del Caffè Florian: durante una di queste serate, nacque l’idea di organizzare ogni due anni un’Esposizione d’Arte Internazionale, come omaggio al Re Umberto e alla Regina Margherita d’Italia. La prima “Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia”, diventata poi famosa nel mondo come “La Biennale”, fu organizzata nel 1895. Questo locale, dove si vive ancora una tradizione veneziana così forte, è ancora oggi luogo d’incontro di svariati mondi. Con un po’ di fortuna, oggi ci si può trovare seduti al fianco di stelle del cinema o del teatro, nonché di personalità del mondo dell’arte, della cultura, della politica e dell’economia. 

 

Architettura

 

Agli inizi della sua storia, il Caffé era privo di vetrate ed era costituito da due sale arredate con estrema semplicità. Verso la metà del 1700, spinto probabilmente dalla concorrenza, il Florian s’ingrandì con l’aggiunta di due sale. Verso la fine del secolo la gestione passò a Valentino Francesconi, nipote di Floriano e poi al figlio Antonio. Dopo una trentina di anni venne acquistato dai nuovi proprietari: Vincenzo Porta, Giovanni Pardelli e Pietro Baccanello. Furono questi nuovi gestori che nel 1858 affidarono all’architetto Lodovico Cadorin dell’Accademia di Belle Arti la ristrutturazione completa del locale con l’aggiunta di due sale, conferendogli così l’aspetto che è giunto inalterato fino ad oggi con le sue sale prestigiose. La decorazione della sala “Cinese” e della sala del “Senato” venne affidata al pittore Giacomo Casa che raffigurò “il Secolo Illuminato, o il Progresso e la Civiltà che ammaestrano le Nazioni”, seguendo l’atmosfera molto ottimista verso il progresso scientifico di questa epoca, una sala che è connotata da un rebus massonico. Poi la sala “Orientale”, dipinta da Antonio  Pascuti, così nominata per i motivi orientaleggianti. Una delle sale laterali divenne nota come la “Sala degli Uomini Illustri”, decorata da Giulio Carlini con ritratti a olio di famosi veneziani: Carlo Goldoni, Francesco Morosini, Tiziano, Marco Polo, Paolo Sarpi, Vettor Pisani, Pietro Orseolo, Andrea Palladio, Benedetto Marcello ed Enrico Dandolo. Questa Sala è stata recentemente restaurata completando il restauro complessivo del locale iniziato trenta anni fa. La “Sala delle Stagioni” o “Sala degli Specchi”, fu decorata da Cesare Rota per rappresentare le quattro stagioni con figure di donne. Ultima acquisizione fu la “Sala Liberty”, dei primi Novecento, caratterizzata da un ampio soffitto a volta, pavimenti in legno e originali specchi dipinti a mano.

  

Oggi il Florian è ancora luogo dove Venezia e il mondo s’incontrano. Comodamente seduti nelle magnifiche sale ottocentesche, si può respirare la lunga e vivace storia del Caffè. Pur restando legato alla tradizione, il locale vive intensamente l’attualità organizzando manifestazioni culturali di alto livello, specialmente nel settore dell’arte contemporanea, con l’intenzione di proporre momenti d’incontro-confronto con l’arte e la cultura e di offrirsi come spazio da vivere con partecipazione e coinvolgimento. Nasce così “Temporanea – Le Realtà Possibili del Caffè Florian”, un’iniziativa che ha luogo ogni due anni in concomitanza con l’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, che ha visto l’interpretazione dello “spazio Florian” attraverso l’installazione di artisti del calibro di Bruno Ceccobelli (1988), Mimmo Rotella (1990), Fabrizio Plessi (1993), Gaetano Pesce (1995), Luca Buvoli (1997), Arcangelo (1999), Irene Andessner (2003), Fausto Gilberti (2005), Botto&Bruno (2007), Marco Tirelli (2009), Pietro Ruffo (2011), Omar Galliani (2013), Qui Zhije (2015) e Yuri Ancarani (2017).Un’altra attività artistica di spicco è la manifestazione “Unica – Un’opera d’arte contemporanea al Caffè Florian” che offre la possibilità ad artisti contemporanei di realizzare installazioni uniche all’interno del Caffè. Tra le edizioni realizzate si annoverano quelle di fotografi come Berengo Gardin e Massimo Di Capua, artisti come Marco Nereo Rotelli (2011), Fernando Leal Audirac, Sergio Pausig (1994), Paolo Smali, The Royal Art Lodge, Gilbert Herreyns, Alessandro Mendini, Bruno Fermaniello, Omar Ronda, Paolo W. Tamburella (2011), Aron Demetz (2012), Matteo Pugliese (2014), Roberto Kusterle (2016), Aldo Cibic (2018), e ancora artisti del vetro come Cristiano Bianchin, Yoichi Ohira, Toots Zinski, Maria Grazia Rosin, Richard Marquis, Massimo Nordio, Oskar Kogoj, Michele Burato, Judi Harvest, Silvano Rubino, Mauro Bonaventura, Antonio Dei Rossi, Stefano Curto, e Fabio Fornasier.La maggior parte delle opere d’arte esposte al Florian appartiene alla collezione privata del Caffè e vengono spesso date in prestito a musei internazionali per speciali manifestazioni, com’è stato per il Centro Pompidou di Parigi e il Guggenheim di New York. Particolare attenzione è rivolta anche a Venezia e alle sue tradizioni con mostre concernenti la storia del vetro storico (Moretti ”Un secolo di perle veneziane”), le tradizioni remiere (“Forcole”di Saverio Pastor) e la storia del caffè (“Un Caffè e la città”.)

 

- l’idea dell’orchestra ad accompagnare il tutto com’è nata, ammetto un’esperienza bellissima, come il poter prendere un caffè in un luogo che trasuda storia, sembra di fare un tuffo nel passato.

 

L’idea dell’orchestra in piazza San Marco arriva con la dominazione austriaca. Gli Austriaci dopo la breve parentesi che va dal 1798 al 1806, con l’esclusione poi del periodo del 1848/49 quando il Florian diventa il ritrovo dei rivoluzionari, dominano Venezia dal 1814 al 1866. E quindi portano nella città la moda delle “orchestrine da caffè” nata in particolare a Vienna. Prima nei Caffè di Piazza San Marco c’era la tradizione delle “albate”. Artisti girovaghi suonavano e cantavano “a richiesta” per gli avventori dei caffè delle “barcarole” cioè canzoni che allietavano i giri in gondola In particolare la tradizione dell’orchestra del Florian diventa consuetudine agli inizi del 900. Il repertorio oggi spazia dalla musica classica alla leggera, all’evergreen, alle melodie d’opera e d’operetta.

 

- secondo lei, cosa spinge i visitatori a fermarsi da Voi?

 

I nostri ospiti italiani e stranieri rimangono affascinati non solo dalla magia di Piazza san Marco, ma anche dalla storia che si respira al Florian e dalla possibilità di gustare, con un servizio unico e impeccabile, prodotti di grande qualità della tradizione enogastronomica veneta. Pine e Gilmore due economisti americani hanno scritto anni fa un saggio intitolato “The experience Economy” nel quale spiegano come le aziende del futuro non dovranno solo fornire prodotti e servizi, ma anche esperienze emozionali. In premessa al loro saggio si chiedono: perché uno dovrebbe sorseggiare un caffè al Florian quando potrebbe berlo, risparmiando, in un anonimo bar? Perché al caffè Florian assieme a quella tazzina faccio un viaggio emozionale, un viaggio nella storia!

 

- il nostro magazine si chiama “l’educazione”, secondo lei, si può apprendere qualcosa di un luogo, si può trasmettere “educazione “ anche solo servendo o prendendo un caffè?

 

Viviamo in tempi frenetici, dove la realtà virtuale sostituisce a volte quella reale: ritagliarsi una parentesi di tranquillità in una Piazza San Marco, in una città a misura d’uomo dove non esiste il traffico delle automobili, in un caffè che compie 300 anni d’ininterrotta attività può educare le nuove generazioni alla scoperta del “bello”, inteso come possibilità di “fermare il tempo” alla scoperta di se stessi.

  

- il Covid ha influenzato il vostro percorso? Eravate mai stati davvero chiusi?

 

Il Caffè Florian anche nei momenti più tragici della nostra storia, cioè durante la prima e la seconda guerra mondiale è sempre rimasto aperto. Purtroppo anche il Florian durante il Covid è rimasto forzatamente chiuso.

 

- questo è per voi un anno importante, segna i trecento anni del caffè, che celebrazioni avete in programma? 

 

Avevamo in programma tutta una serie di manifestazioni artistiche legate in particolare all’arte contemporanea ( video-arte, vetro artistico, design, fotografia) che ovviamente sono saltate a causa dell’emergenza sanitaria. Resta in programma a dicembre la presentazione di un’emissione filatelica celebrativa dei 300 anni del Florian realizzata da Poste Italiane e una storia a fumetti del Caffè realizzata da Valerio Held.

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