Alice Marini, cantante lirica, mezzosoprano, ci racconta come nasce la passione per la lirica in una giovane ragazza, i suoi passi in un mondo che definisce magico, ma soprattutto ci spiega il valore dell’opera: “una storia che prende vita sul palco, perché gli attori diventano i personaggi e tu, che sia il cantante o lo spettatore, ti ritrovi nella realtà del libretto d’opera”.

 

Alice si presenta con un sorriso che, quando parla della sua professione – e della sua bambina, Matilde – diventa ancor più splendente, lunghi capelli scuri che ti fanno già sognare gli abiti di scena, e mi racconta come a spesso l’occhio inganni…

Mi hanno sempre vista piccina, minuta, ciò sembra insolito per una cantante d’opera...quando poi mi sentono cantare...probabilmente stupisco ancor di più.

La prima domanda che mi sorge spontanea è come nasca, in una ragazza giovane, le passione per la lirica, un mondo che appare così lontano dai giovani d’oggi.

La mia passione è nata in maniera molto naturale durante il mio percorso di studi di pianoforte al conservatorio dove mi capitava spesso di accompagnare i cantanti lirici al pianoforte durante i loro concerti. Per pura casualità poi, la mia scuola superiore, il Liceo delle Scienze Sociali “Montanari” (di Verona n.d.r.), propose uno stage in Fondazione Arena con l’intento di avvicinare i ragazzi all’opera e di far scoprire qual’è il ruolo dei “maestri accompagnatori” nella messa in scena di un’opera lirica. Quell’anno non lo dimenticherò mai, ho partecipato all’intera stagione estiva dell’Arena di Verona ed ho iniziato a frequentare un mondo speciale nel vero ed unico “tempio della lirica”, l’Arena di Verona e ne sono rimasta folgorata! Vedevo persone comuni che poi, iniziando a cantare, si trasformavano improvvisamente nel personaggio dell’opera e mi immedesimavo talmente tanto in alcuni di loro che, la curiosità di sapere quale sarebbe stato il loro destino nell’opera, mi portava a leggere voracemente il “libretto” per godermi tutta la storia “dal vivo” in palcoscenico, una vera magia! 

Un primo passo in un mondo magico...

Un’esperienza speciale, in una cornice ancor più degna.

E così ho decidere di dirottare i miei studi di pianoforte in quelli del canto lirico. Terminato il diploma del quinto anno di pianoforte entro a far parte della classe di canto effettuando, da allieva “privatista”, il Diploma inferiore e terminando gli ultimi due anni con la Laurea in Canto Lirico. Nel 2012 decido di tentare il Concorso Nazionale per entrare a far parte del Coro areniano.

Anche solo l’accesso a un concorso simile deve comportare una gamma di emozioni...

Assolutamente! Ho vinto il concorso nazionale e sono entrata a far parte della  sezione mezzosoprani per un’intera estate, ero al settimo cielo!

La laurea in canto non era stata facile, ma vincere un concorso nazionale appena finiti gli studi...ha ripagato di ogni sforzo! Bellissimo!

Iniziava allora quella parte dei tuo lavoro per te magica: salire sul palcoscenico...

La prima volta che ho messo il piede sul palcoscenico da vera cantante, già solo in prova, è stata un’emozione grandissima, mi sembrava di “sognare ad occhi aperti “, figurati quando è arrivato il momento di cantare con 15.000 spettatori!

La mia prima serata col pubblico, durante la scena del “trionfo” in Aida, mi sono talmente immedesimata ed emozionata che mi è venuto da piangere, cantavo con le lacrime, un’esperienza indimenticabile!

Che bei ricordi, le mie colleghe del coro mi avevano accolta benissimo, ero la più piccola di tutti, avevo solo ventisei anni.

L’anno successivo avevo vinto nuovamente il concorso per il coro ma un manager che aveva sentito parlare di me, mi propose di tentare un’audizione per fare la solista, “Se l’audizione andrà bene, avrei piacere di farti entrare nella mia agenzia”, mi disse.

Che fare?

Provo! Faccio l’audizione ed il giorno stesso, vengo a sapere che l’audizione era andata talmente bene che il ruolo di Annina ne “La Traviata” era mio!! Non potevo credere alle mie orecchie!

Ho dovuto rifiutatare il posto da mezzosoprano nel coro per fare la solista, che soddisfazione, un sogno che stava diventando realtà!

Un viaggio impegnativo per una ragazza giovane. Chi c’era accanto a te in questo percorso?

I miei genitori mi avevano sempre supportata sia mentalmente che economicamente. 

Gli studi erano molto costosi, per formare una voce sono necessari non solo gli studi al conservatorio ma anche quelli con insegnanti privati che ti aiutino con l’interpretazione del personaggio, la tecnica e tanto altro... Il conservatorio mi era servito moltissimo per affrontare il pubblico, grazie ai molti concerti che venivano organizzati durante l’anno. E poi c’era il mio primo “fidanzatino” di allora, che è il mio attuale marito, siamo assieme da quando avevo quindici anni ed ha visto tutto il mio percorso. Ci siamo sposati nel 2016. Anche lui mi ha sempre incoraggiata e sostenuta, anche se all’inizio “faticava” ad accettare l’idea che avrei dovuto viaggiare moltissimo per il mio lavoro... ma eravamo talmente in simbiosi che alla fine siamo riusciti comunque a stare assieme. La nostra è una storia nata sui banchi di scuola, vissuta quotidianamente, essere distanti era molto difficile…

Assieme siamo riusciti a superare anche questo scoglio. Lui, nel frattempo, intrapresi gli studi di giurisprudenza a Trento si laurea e, terminato il periodo di praticantato, passa l’esame di stato al primo tentativo e diventa avvocato (e questa volta la soddisfazione è stata tutta mia!)

Continuiamo nel tuo viaggio sul palco. Dopo questo debutto da solista nel “La Traviata” cosa è successo…

Il debutto...lo ricordo ancora, è stato nel 2013, era luglio, c’era molto caldo. Mi sono sentita coccolata da tutti. Ogni cantante possiede un proprio camerino e in esso...avvengono delle vere e proprie magie. Vieni trasformato nel personaggio dell’opera. Le sarte preparano su misura l’abito che il costumista ha deciso di farti indossare, il mio era bellissimo, di una stoffa molto pesante. Un’emozione grandissima salire sul palcoscenico dell’Arena da solista, assieme ad un cast stellare “Alfredo” (che era Mattew Polenzani) per esempio, arrivava da un’altra produzione de “La Traviata”, direttamente dal Metropolitan di New York. Lui, Mattew Polenzani, il tenore del momento,  mi ha accolta in modo davvero speciale, sapeva che quello era  il mio debutto professionale e mi ha rassicurata “Sarà un successo vedrai”. L’ho preso in parola, ci ho creduto e “la prima” è stata un vero successo. 

Finita la stagione operistica, la direzione artistica decide di investire nuovamente su di me e, visto il successo di pubblico e critica, decide di propormi un’altra grande sfida, ossia quella di far parte del cast di “Opera on Ice”, trasmessa su canale 5 in mondo visione!

Un’altro scoglio da superare: sicuramente una grande soddisfazione, ti senti appagata dall’essere chiamata per far parte di un progetto così grande ma, al contempo, è sempre una grandissima responsabilità nei confronti di te stessa, sai che non puoi sbagliare, soprattutto nei confronti di chi ti ha dato l’opportunità di cantare in un teatro tra i più famosi al mondo. Ricordiamoci bene che stiamo parlando dell’Arena di Verona, un gioiello di anfiteatro che ci invidiano in tutto il mondo e che noi abbiamo la fortuna di avere qui nella nostra Verona! Per moltissimi artisti, l’Arena, è un punto d’arrivo e non un punto d’inizio, come nel mio caso ed è proprio per questo che mi sento davvero molto fortunata.

Nel 2013, a soli ventisette anni, calcare un palcoscenico così illustre e famoso è stato come toccare il cielo con un dito, sono davvero grata a chi mi ha dato questa opportunità.

Il maestro Giampiero Sobrino, in particolare, che mi ha audizionata e poi la fiducia del maestro Paolo Gavazzeni.

 

Come ci si prepara a cantare, qual è il “dietro le quinte” di una cantante d’opera?

Lo studio del canto...non si finisce mai di studiare. La voce va trattata “coi guanti di velluto” ed è necessario “muoverla” attraverso vocalizzi mirati ma facendo sempre attenzione a non stressarla troppo, soprattutto se si è in carriera. È necessario allenarsi a giorni alterni per mantenerla nel “punto giusto”, ossia dove tecnicamente dovresti permetterle di proiettarsi in un punto che ti consenta di cantare senza microfono. Noi cantanti lirici infatti non abbiamo bisogno del microfono per cantare ed è per questo che passiamo tutta la nostra vita artistica alla ricerca di quel “focus” che ti consente di far arrivare la voce allo spettatore che si trova nel punto più remoto del teatro.

Per preparare un “ruolo” che devi debuttare è di fondamentale importanza lo studio della trama dell’opera, così come di fondamentale importanza è lo studio del “carattere” del personaggio che andrai ad interpretare.

Il secondo passaggio fondamentale è ricordare a memoria tutta l’opera (musica, parole del tuo personaggio e di quello degli altri e la regia).

Pensa quando tutte queste cose le devi ricordare in una lingua che non è l’italiano!

Mi spiego meglio, la “Carmen” di G.Bizet, ad esempio, si canta sempre in lingua originale ossia in francese, ed è per questo motivo che è importantissimo, per noi artisti lirici, sapere più lingue possibili...poi ci sono i casi in cui le devi imparare per necessità, così come è accaduto a me con “Il flauto magico”, di W.A.Mozart, che mi ha costretta ad imparare il tedesco in fretta e furia se lo volevo debuttare ed aggiungere al mio repertorio! 

Quando poi inizi le prove vere e proprie in teatro, solitamente, durante i primi giorni, si inizia sempre con le “prove di regia” che ti illustra in che epoca verrà ambientata e come saranno caratterizzati i personaggi (e quindi se sarà fedele o meno all’epoca del libretto originale oppure no). Ciascun regista cambia, a suo piacere, lo scenario, il modo di porsi e di agire dei personaggi ed ogni volta che si va in scena (a meno che non si tratti del medesimo regista), cambia sempre tutto e quindi, per semplificare, il Nabucco con la regia di Arnaud Bernard non sarà uguale al Nabucco di Gianfranco De Bosio.

Essere un cantante lirico è come essere dei veri e propri attori del cinema che però non recitano parlando, ma...cantando! Una volta catapultato sul palco quindi, oltre a ricordarti tutti gli spostamenti e le “intenzioni” che devi dare al tuo personaggio, l’attenzione del cantante va sicuramente al direttore d’orchestra, perno centrale di tutta la “messa in scena” dell’opera e, senza il quale, la musica non avrebbe vita propria!! Ricordo ancora il mio primo debutto all’ Arena. Dovevo entrare al centro del palcoscenico salendo una decina di piccole scalette che ti facevano uscire, come per magia, dalla cornice di un quadro settecentesco posizionato al centro della scena (la regia era di Ugo De Ana)... appena messo il piede in palco, un fremito al cuore ed un “distesa” di persone con le candeline accese che aspettavano la tua entrata...il silenzio di 15.000 persone era surreale ma ero talmente determinata che andò una meraviglia, così come le repliche successive... Devi essere davvero molto preparato dal punto di vista psicologico ed anche dal punto di vista dello studio perché altrimenti non riusciresti ad affrontare tutti quegli spettatori che sono lì per te, pronti ad ascoltarti ma anche a giudicarti. 

L’esperienza di Opera on Ice? Come l’hai vissuta? È stata un’altra svolta, ma anche un nuovo inizio...

Per Opera on Ice, al posto della platea allestiscono un palaghiaccio. Ricordo che c’erano cantanti molto famosi oltre a me e a dirigere l’orchestra dell’Arena c’era il maestro Fabio Mastrangelo, anche lui molto famoso, soprattutto all’estero. Quella sera fredda e magica pattinavano sul ghiaccio, davanti a noi, le stelle olimpiche più famose del pattinaggio artistico. Conducevano la serata, in mondovisione, Alfonso Signorini e Costanza Calabrese del TG5. Ho cantato addirittura assieme a Vittorio Grigolo, tenore e star della lirica mondiale.

Un’esperienza incredibile, un mondo patinato. Quella sera i ballerini interpretavano il personaggio recitando e noi cantata amo le arie ed i duetti d’opera più famosi.

Terminata quest bellissimo spettacolo, si sono succeduti, molti altri ingaggi con la Fondazione Arena, e con trasferte in tutta Europa.

A quel punto, vita personale e lavoro si sono intersecate magnificamente...

Sì, è vero, mi sono sposata nel 2016, a settembre, poi, l’anno successivo aspettavo Matilde. Nel 2017, al sesto mese di gravidanza, ero nuovamente sul palcoscenico areniamo a cantare il “Rigoletto”, al fianco del leggendario baritono Leo Nucci, con la piccola Matilde, che nella mia pancia, ogni volta che cantavo...scalciava, quasi vivesse anche lei le mie emozioni! Avrei voluto raccontare della mia gravidanza a tutti in teatro, ma alla fine preferii tenere tutta la gioia per me, con le paure tipiche di una mamma. Ero magrissima, e nessuno si accorse della mia gravidanza quindi solo a fine stagione quando tutto era finito bene, ho deciso di dirlo a tutti. Rimasero pieni di gioia e stupefatti poiché non si erano accorti di nulla anche perché i tagli su misura degli abiti di scena erano rimasti identici a quelli dell’anno precedente! Il 22 Dicembre nasce finalmente Matilde ed il giorno di Natale siamo uscite dall’ospedale... non potevo desiderare un regalo migliore!

La vita da mamma ha poi cambiato un po’ le cose?

Durante il suo primo anno di vita ho scelto di rimanere lontana dalle scene per  dedicarmi totalmente a lei. Mi sono presa tutti gli spazi, ed tempi di cui avevamo bisogno... tempi che non avevo mai avuto prima, essendo sempre in viaggio per lavoro.

Il palcoscenico mi mancava tantissimo (del resto un cantante, ancor di più, un solista, ama essere al centro dell’attenzione) mi mancava soprattutto il contatto col pubblico, che attende la tua entrata in scena per sentire la tua voce!

Tu, cantante, non vedi l’ora di essere applaudito per tutta la passione ed energia che hai messo nel personaggio ma soprattutto perché vedi appagare tutte quelle ore passate a ripetere “quei passaggi” che ti fanno tanta paura ma che, alla fine, diventano la tua arma vincente!

Personalmente, a proposito dello studio del personaggio, mi capita di immedesimarmi a tal punto che, quando canto, non sono più Alice... ma sono il personaggio in carne ed ossa, con le sue emozioni e modi di agire. Vengo quindi travolta dalle emozioni di quella parte. Per lo spettatore è come guardare un film...dal vivo però! Certo, conta la moltissimo tecnica, ma soprattutto il trasporto delle emozioni, che il compositore dell’opera è talmente geniale che tramite la scrittura del canto e dell’orchestra riesce a far pervenire a chi ascolta, ogni emozione.

Mi hai emozionata e incuriosita! Però, come dici tu, all’opera ci si deve avvicinare, là si deve conoscere per capire ciò che accade, non vi si può assistere “digiuni” per apprezzarla davvero...

Esatto, educare all’opera secondo me è importantissimo...e lo dico da cantante lirica a cui non piaceva nemmeno l’opera! Mi sono avvicinata per caso a questo speciale mondo, accompagnando i cantanti e soprattutto iniziando a leggere con attenzione la storia che poi vedevo rappresentata sul palcoscenico. È come leggere una favola...e ed assistere al “prender vita” di ogni personaggio, che magia!

Ai bambini, andrebbero raccontate e lette le opere come fossero delle vere e proprie fiabe, così poi, quando avranno la fortuna è l’opportunità di poter entrare in teatro e conoscere di persona tutti i personaggi della favola, con l’emozione poi, di poterli incontrare dietro le quinte! Questa, a parer mio è chiave per accrescere in loro la voglia di andare in teatro.

Quando si accorgeranno della magia che accade, odia quella di veder trasportata una storia da un libro su di un palcoscenico, se ne innamoreranno a tal punto da voler tornarci ancora, ancora ed ancora! Solo così potrai coltivare dei piccoli amanti di quest'arte meravigliosa.

L’opera è musica, pertanto, a mio parere, culturalmente molto importante, perché educa: educa all’ascolto e provoca emozioni in chi ascolta (tristezza, felicità, commozione, rabbia, risentimento, felicità), tutte quelle della vita di ogni giorno. La musica sviluppa l’intelletto. Ogni musica è bella:

La mia piccola Matilde ascolta tutta la musica, dallo Zecchino d’Oro (che personalmente amo moltissimo) alla musica Pop, dalla musica contemporanea alla Lirica.

Ci hai davvero presentato un mondo! Qualche aneddoto?

Sì, ho un piccolo episodio che mi ha particolarmente soddisfatta da un punto di vista professionale: in occasione del Gala areniano “Placido Domingo” la direzione artistica del festival mi ha chiamata direttamente sul cellulare per farmi sapere che avrei preso parte al Gala anche se per una piccola parte... dirigeva Daniel Oren!

Ho scoperto in quell’occasione un Placido Domingo che non mi aspettavo: una persona molto umile e semplice, che ama ancora alla follia questo nostro specialissimo lavoro, nonostante i molti anni di carriera sulle spalle. È stato come un padre simbolico per me, in questa vita d’opera, ancora giovanissima.

Lui, ampasseggiando con me lungo gli arcovoli fino ad arrivare in palco, mi disse, lo ricordo ancora: “non ti spaventare e non pensare più a nulla, gioisci di essere qui e goditela”, ascoltai le sue parole e fu un grande successo di pubblico e di critica!

 

 Prima di salutarci Alice ci racconta un altro aneddoto, che chiude il cerchio.

Durante il Rigoletto del 2017, sempre all’Arena, io ero al sesto mese di gravidanza ma nessuno si era accorto di nulla. Ad un certo punto accade che durante la recita, Rigoletto (il mitico Leo Nucci) per necessità di regia si avvicina a Giovanna (io), e mi sussurra all’orecchio: “Sei una Giovanna davvero bravissima”.

Immagina la mia pelle d’oca!

L’ho ritrovato quast’anno nel “Gianni Schicchi” e si ricordava ancora di me…”ah, tu sei quella con la vociona”.

 

Appunto l’occhio può ingannare, ma il talento non mente.

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