Irene Tombola ha 33 anni, è padovana di nascita ma veronese di adozione e, proprio nella città scaligera, lavora come educatrice in un asilo nido. Si tratta di una ragazza all’apparenza come tante, ma Irene ha una passione da molti considerata “poco femminile”: il calcio. Questo pregiudizio non l’ha certo fermata e Irene è ora laterale della squadra femminile dell’Audace C5 Verona.

Com’è la vita “poco femminile” di una calciatrice? Non ci resta che chiederglielo!

 

Irene, prima di tutto, com’è iniziata questa tua passione per il mondo del pallone?

 

Diciamo che il calcio scorre nelle vene di famiglia: io gioco in a 5 e, qualche anno fa, ho anche conseguito il patentino Uefa B per allenare nel settore giovanile, mio fratello è calciatore in a 11 e mamma e papà sono i nostri primi tifosi! Ho iniziato a dilettarmi nel gioco del pallone con i miei coetanei quando ero ancora molto piccola. Ricordo che usavamo gli alberi del giardino come pali delle porte. Ho chiesto ai miei genitori di entrare in una vera squadra come regalo del mio ottavo compleanno. Papà fu subito entusiasta, mamma un po’ meno, dato che l’istruttrice di ginnastica artistica con cui mi allenavo in precedenza le disse che avevo delle buone capacità in quello sport. Per fortuna, si è presto ricreduta e da allora è stata al mio fianco ad ogni mia conquista calcistica.

 

Fino al tuo arrivo nell’Audace C5 Verona. Come hai iniziato la tua avventura in questa società calcistica?

 

In verità è stato un vero e proprio caso: avevo già appeso le scarpette coi tacchetti, ma a dicembre dell’anno scorso mi hanno chiesto se avevo voglia di provare col calcio a 5. Allenare la giovanile era già stata un’esperienza incredibile, ma quella di giocare in squadra è stata una vera scoperta!

 

Certo, la vita da calciatrice non è sempre facile. Calcio, lavoro, famiglia… Come riesci a gestire tutto?

 

In effetti è impegnativo, perché, non essendo un lavoro ma una passione, per molte di noi, me compresa, significa tornare a casa dopo una lunga giornata, prendere il borsone con divisa e scarpe coi tacchetti e correre agli allenamenti, e non dimentichiamoci delle partite e delle trasferte! Ciò vuol dire anche avere poco tempo per famiglia, amici e altri hobby. Insomma, è una vita di rinunce. Per riuscire a gestire tutto è necessaria un’ottima organizzazione, tanta energia e, ovviamente, una grande passione! Se non amassi questo sport non riuscirei proprio ad affrontare la fatica mentale e fisica che ne consegue. Se gioco ancora a calcio è proprio perché lo amo: quando ho la palla tra i piedi non penso più ad altro, scarico la tensione e mi diverto, e poi, come tutti gli sport e ancor più come gioco di squadra, il calcio ti insegna tanti valori, che ti accompagnano per il resto della vita.

 

Possiamo dire, quindi, che ne vale la pena. In effetti, da come ne parli, il gioco del pallone sarebbe un’esperienza utile a molti, sia uomini che donne. Purtroppo, però, il calcio è spesso ancora visto come “uno sport da maschi”. Tu che lo conosci bene sapresti dirci se è vero o no? Esistono davvero tante differenze tra calcio maschile e calcio femminile e tra calciatori maschi e calciatrici femmine?

 

Beh, effettivamente delle differenze ci sono di sicuro: la questione fisica e fisiologica non si può discutere e, in più, si aggiunge quella culturale e sociale, dato che, solitamente, i calciatori maschi sono professionisti e le calciatrici femmine no. Quello che non cambia, però, è la passione, che possiamo trovare in ogni singolo individuo, maschio o femmina che sia.

 

Gran belle parole. Restando sull’argomento, sembra chiaro che un’unione tra calcio maschile e calcio femminile risulti difficile da essere messa in pratica, ma perché, secondo te, è sempre il primo a “prevalere” nel cuore dei tifosi? Del resto, come dici tu, la passione è la stessa…

 

È vero, il calcio maschile è più noto e apprezzato rispetto a quello femminile, ma, personalmente, sono ottimista. Rispetto a quando ero giovane io, sono stati fatti molti passi avanti e una bambina che inizia adesso a entrare nel mondo del pallone ha molte più possibilità e prospettive. C’è qualcosa, però, che potremmo fare tutti per rendere sempre più noto ed apprezzato anche il calcio femminile…

 

Che cosa?

 

Evitare di paragonarlo a quello maschile! Come ho già detto, è un fatto che calciatori maschi e calciatrici femmine abbiano delle caratteristiche diverse gli uni dalle altre, ma metterli a confronto non esalta le caratteristiche del meraviglioso sport che praticano. Sempre come ho già detto, è la passione a contare. Lasciamo parlare lei!

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