Con questo 2021 nel quale tutti speriamo, torno a riflettere sulle parole in ottica pedagogia.

Scegliere “speranza” sarebbe semplice, credo sia stato il termine che più spesso ho sentito dal primo lockdown...dichiarato, sussurrato, sospirato, atteso...temuto.

 

Ma di speranza abbiamo già parlato...già, nell’editoriale del numero 19. E mi sono forse scordata di dirVi una cosa...lo sperare non prevede una reale azione, ma più una incondizionata fiducia che le cose possano cambiare. 

Ma se la fiducia ci può aiutare, ciò che può realmente concretizzare la nostra speranza...è l’azione.

Azione (sostantivo femminile...così, per dire) dal latino “actione” da “actus”, participio passato di “agere”...che significa fare, operare. Azione è tutto ciò che l’uomo opera, fa. Qualcosa che generalmente ha un fine.

Il più grande, in questo momento, direi essere la possibilità di ritrovare la libertà...proprio di agire, di fare, di stare, magari in relazione. L’uomo non è fatto per fermarsi e attendere, almeno in questo mi piace credere.

L’azione è un “movimento intenzionale deliberato che ha come sua finalità un intervento sull’ambiente” (Le garzantine, psicologia), si distingue da un movimento riflesso o da un automatismo: c’è un pensiero dietro, quel pensare che identifica l’uomo come tale, come persona il relazione.

Infatti – riducendo un po’ – per la filosofia è l'attitudine umana di cambiare la realtà per vari obiettivi...come pedagogista, direi per vari sogni, perché essi sono la nostra spinta ad agire. E dovrebbero esserlo anche in questo nuovo anno che ci si spalanca davanti.

La cosa che mi turba forse di più è la capacità dell’uomo di adattarsi...anche se non credo ci si adatterà mai a questa limitazione di libertà. 

Ma a una cosa ci siamo adattati, o abituati...tanto, mi sono resa conto, da non notarla più.

Mi sono accorta, durante le ultime commissioni e gli ultimi giorni di lavoro, di come non notassi nemmeno più la presenza della mascherina, lì presente, invece,  a celare parte dello sguardo dei miei interlocutori. A nascondere parte delle loro emozioni e reazioni, dei loro pensieri e forse desideri.

Mi sono adattata...perché l’uomo ne è in grado, e ho imparato ancor di più a leggere gli occhi, le “fronti” (incredibile quanto “parlino”), le mani, i gesti.

Ecco...non mi è piaciuta questa scoperta.

Se da un lato mi ha rivelato una competenza empatica sviluppata, dall’altro mi ha fatto pensare che forse avremo timore di toglierla poi, di farci nuovamente vedere, ci sentiremo scoperti? Messi a nudo? Sapremo tornare a prima, a qual 31 dicembre 2019 dove il Covid era “quella cosa che stava accadendo in Cina”. Ammetto, la guardavo con un po’ di timore. Leggevo di strade isolate e lockdown. Di persone “obbligate” a rimanere in casa (ma come?! A noi non succederà! Dov’è altrimenti la democrazia)...per poi ritrovarci fermi dopo appena due mesi.

Chi tra noi non desidera partire, non credo nemmeno tanto per il piacere di viaggiare, ma per quello di fare, programmare, di poter scegliere.

Torneremo a qual 31 dicembre… in un futuro?

Di speranza che si nutre di azione in questo numero parliamo tantissimo: sono speranza che si avvera i sogni realizzati, certo non senza fatica o impegno...o fare; i figli che arrivano – naturali e adottivi – e anch’essi richiedono diverse azioni, talvolta lacrime, ma poi quanti sorrisi; i padri che si sentono tali e “fanno” per – e pur di – essere vicini ai propri figli – per altro il 19 marzo sarà il loro giorno –; gli anziani – anche quelli rimasti soli in questo tempo difficile – che possono contare su figure professionali che si concentrano sulla loro possibilità di fare ancora...insomma, credo che in questo 2021 (o venti-ventuno come lo chiamo io) ci sia ancora da sperare e fare. Ed è a questo fare che miro.

Ah, e per non farci mancare nulla parliamo anche un po’ di magia...quella che hanno vissuti bimbi e bimbe – ma anche i grandi che l’hanno preparata – nonostante tutto, anche questo dicembre.

Terminato questo monologo mi piacerebbe raccontarVi come cresce un editoriale, perché talvolta pare anch’esso vivere una vita propria. Hai i tuoi obiettivi, sai qual che dovevi dire, ma poi il flusso di pensiero prende il sopravvento, e ti ritrovi con uno spazio per pensare e i pensieri si trasformano in parole, che portano con sé emozioni.

Quindi grazie per leggere, anche questa volta, le mie emozioni.

Stefania 

il direttore 

La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle.

(Sant’Agostino)

 

iscriviti per tenerti sempre aggiornato.

redazione

via Cà Nova Zampieri 4e int 16/17
37057 San Giovanni Lupatoto Verona

periodico trimestrale

Registrazione del Tribunale di Verona n.2049 Del 28 Luglio 2015 - R.o.c. Num 25932