Giulia Marcucci

vi racconto Giulia...e le sue Gioie

Delicatezza, quando penso a Giulia e alle sue creazioni questo è il mio percepito.

Ho “incontrato” Giulia, titolare di Gioie di Giulia, come penso molte sue clienti, su Instagram, ciò che mi ha colpito della sua bacheca sono stati i piccoli capolavori che crea e accompagna con parole delicate e importanti, spezzoni di poesie, frasi in cui inciampa nel suo cammino

...così accade che quando indossi una sua creazione indossi anche un’emozione, un vissuto, oppure il mare, l’orizzonte, le stelle: le immagini e i luoghi che incontra e trasforma il bijou.

Poi, nelle storie incontri il suo sorriso, tanto timido quanto contagioso e coraggioso, se pensiamo che a trent’anni sta già guidando la sua piccola attività, così quel sorriso è capace di svelare, a piccoli passi, la sua forza, quel coraggio, la sua creatività.

 

Ma chi è Giulia Martucci, torinese, trentenne e già a capo della sua piccola attività artigianale?

Intanto grazie, hai detto delle cose che mi hanno fatto capire che l’immagine di me che riesco a far trasparire attraverso i social, è aderente alla realtà, perché dalle tue parole ho capito che riesco a raccontare davvero chi sono attraverso la mia pagina e il mio lavoro. E mi fa davvero piacere, perché sono davvero ciò che mostro.

Sono Giulia, ho trent’anni, vivo a Torino con il mio compagno, Stefano, e un gatto che si chiama Domenico, per gli amici Mimmo. Se dovessi definire Giulia...dire che è una ragazza riservata, timida, un po’ introversa, che nella sua poca autostima di ventenne si è riscoperta coraggiosa e ha trovato la forza di costruirsi una realtà che le appartenesse e, di conseguenza, una vita tutta intorno che le somigliasse.

 

Artigiana, cosa racchiude di te e del tuo lavoro questo termine?

Ciò che mi affascina dell’artigianato é come da un lato ti permetta di pensare, riflettere, ascoltarti – l’essere riflessiva è un tratto fondamentale del mio carattere –, se penso ai miei gioielli, molti nascono da un’emozione...ciò che mi affascina è vedere come qualcosa di intangibile come un’emozione, attraverso il mio lavoro, possa trasformarsi e diventare un oggetto che puoi vedere e toccare.

Dall’altro lato, ci sono fasi della produzione, necessariamente ripetitive...che ti permettono di non pensare a nulla, in quel momento le tue mani lavorano in automatico, e i tuoi pensieri si disconnettono, e questo, talvolta serve. Quindi c’è il pensiero, ma anche la possibilità di non pensare.

 

Come nasce Gioie di Giulia? 

Gioie di Giulia non nasce come progetto imprenditoriale, è più giusto dire che “ci sono capitata” o meglio, l’ho voluto con il tempo. Nasce come passione, un hobby puramente personale durante gli studi universitari.

Mi sono laureata in Scienze del turismo, alla facoltà di lingue di Torino, gli studi che ho fatto non mi appagavano realmente, la scelta dipendeva dal percorso iniziato al liceo, ma non avevo ancora deciso “cosa volevo fare da grande”, chi volessi diventare. Quindi era più una valvola di sfogo e, quasi per gioco, ho aperto una pagina su Facebook perché ero curiosa di far vedere i miei lavori alle amiche, ai conoscenti...

Però più lo facevo più realizzavo che era qualcosa che mi regalava molta soddisfazione.

Poi mi sono laureata, ho fatto diversi lavori più o meno aderenti alla mia laurea; durarne il mio ultimo tirocinio, verso la fine, c’è stato un lasso di tempo d’incertezza, io però avevo già iniziato a pensare al “dopo”, quello che facevo, lo avevo ormai capito, non mi rendeva felice, e stavo riflettendo su come trovare un modo per cambiare questa situazione. E mi sono chiesta: “se questa che è, però ora, solo una passione diventasse un lavoro?”. Dal pensiero all’azione...c’è voluto un po’. Non è immediato far partire un’attività artigianale da zero. Quindi ho fatto diversi piani d’azione, anche non dipendenti da me. Avevo deciso che solo se non avessi avuto la possibilità di proseguire in quel lavoro, allora sarei partita con il mio progetto. Invece è andata che mi hanno offerto la possibilità di proseguire...ma ho rifiutato. Da qual momento mi sono destreggiata tra la ricerca di un altro lavoro magari più vicino a me – che non ho trovato –, e il cercare di capire se questa passione potesse trasformarsi in lavoro, quindi impegnandomi, dandomi degli obiettivi misurabili anche economicamente, perché c’è anche questa parte da considerare, la più razionale.

Nella pratica l’attività cresceva, quello che facevo mi rendeva felice...e quindi ho proseguito. E ora sono qui.

 

La scelta dei materiali, nell’artigianato, è ciò che fa la differenza, quali materiali ami usare e perché?

La scelta dei materiali è fondamentale. Stiamo parlando di bigiotteria, ma ciò non esclude la necessità di proporre un prodotto di qualità, che duri il più a lungo possibile e che soddisfi le aspettative del cliente. Quindi questo è il primo criterio per la scelta dei materiali, poi c’è il gusto personale: tutto ciò che realizzo lo indosserei – e lo indosso – in prima persona. Proprio qualche settimana fa riflettevo sui miei inizi: realizzavo principalmente bigiotteria in ottone anticato, i miei gioielli avevano questo aspetto vintage, perché io stessa avevo un modo di vestire molto bon ton, parigino, poiché l’idea è sempre stata di indossare ciò che realizzavo, la linea doveva rispecchiarmi. Ed è così anche adesso. Sono passato gli anni, sono cambiata e ciò che sono si è evoluto, perciò ho mantenuto quella linea ad esempio nella collezione “Con parole tue” perché qual materiale anticato è in perfetto contrasto con la pagina bianca dei libri, però in parallelo sono nate altre linea che prevedono l’argento, l’ottone placcato oro, materiali più luccicanti, luminosi. 

 

Siamo in un momento storico difficile, ciascuno di noi cerca piccole gioie da indossare, pur non potendo uscire e quindi farne “sfoggio”, ma anche da donare, per sentirsi più vicini, per te un gioiello che valore ha?

Il valore del gioiello per me si è modificato nel tempo, questo anche in merito a ciò che realizzo. Inizialmente ciò che mi muoveva era il fattore estetico: desideravo realizzare qualcosa di bello esteticamente. Con il tempo si è innescato un diverso percorso per cui ho piacere di realizzare, e di indossare, gioielli che per me abbiano significato. Che sotto la superficie, quasi come se nascondessero un segreto, parlino di un’emozione, ci ricordino qualcosa che dobbiamo o vogliamo tenere nella mente, qualcosa che possa motivarci e perciò è da ricordare, o che colmino delle mancanze, delle nostalgie. Diversi gioielli che realizzo o ho realizzato...parlano del mare, proprio ora che non ci posso andare! Indossarli, mi fa stare bene. A quel punto il gioiello non è più un accessorio, ma qualcosa che indossiamo per noi stessi.

 

La pandemia ha modificato il tuo business? E il tuo lavoro?

Sicuramente la pandemia ha influito sul mio lavoro, non solo a livello economico, ma anche sotto altri punti di vista. Dagli esordi della mia attività ho sempre lavorato principalmente online, c’erano però degli eventi a cui partecipavo con piacere, perché nell’online manca il contatto diretto con il cliente...e mi manca davvero. Ascoltare dei parerei a voce, vedere dei sorrisi, avere il piacere di vedere i miei gioielli indossati, provati. Sono due modi diversi di lavorare, che però si completano. In questo momento manca tutta la parte “fisica” del mio lavoro. Questo contatto viene in parte colmato perché ho delle clienti molto affettuose che dopo aver ricevuto un mio pacco mi scrivono, mi mandano messaggi molto belli, foto, e questo aiuta. Però vedere le persone fisicamente...manca.

Poi ha influito a livello di concentrazione nel lavoro stesso. Sono sempre stata abituata a lavorare diverse ore al giorno, non è mai stato un problema, c’era però il tempo dedicato allo svago, a cose diverse...che un po’ manca. Era anche il tempo dell’ispirazione, delle idee nuove. Cercarle, trovarle, in questo momento, è più complicato, richiede un lavoro introspettivo ancor più importante...quello che non puoi cercare fuori, provi a trovarlo dentro di te.

 

Domanda di rito: nella creazione di un bijou, nel piccolo gioiello stesso, c’è sicuramente educazione al bello, alla cura delle piccole cose, cosa significa e cosa ha significato per te e nella tua vita il termine educazione.

L’educazione è uno dei valori più importanti che mi ha trasmesso la mia famiglia, quindi, anche se nessuno è perfetto, cerco di relazionarmi sempre con l’altro con gentilezza e disponibilità. Per me educazione significa da sempre rispetto. Da quando faccio questo lavoro, ho anche colto il duplice aspetto di questo termine, che può anche essere riferito alla cura e alla dedizione nei confronti di ciò che facciamo. L’educazione sarà allora nei confronti di noi stessi quindi creo qualcosa di curato e negli altri che danno fiducia al nostro lavoro.

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