Quando aiutare l’altro significa metterlo in condizione di non dover chiedere esplicitamente aiuto.

“Non sono più in grado di fare niente”, “Ormai non decido più nulla, fanno tutto i miei figli”. Ecco due frasi ricorrenti tra gli anziani. Espressione di un disagio latente, di frustrazione, di perdita di una parte della propria identità.

 

Allora proviamo a riflettere insieme: immaginiamo questi ottantenni e novantenni, ora portano sul viso i segni del tempo, ma immaginiamoli mezzo secolo fa, quando al mattino si preparavano per affrontare una giornata di lavoro, quando organizzavano il proprio tempo per poter fare tutto, immaginiamole a trattare con il fruttivendolo per ottenere un prezzo migliore, immaginiamole affrontare la vita con grinta, ma anche con le incertezze tipiche di ogni essere umano.

Questo esercizio immaginativo è utile per guardare con occhi diversi la persona che ci troviamo di fronte oggi, quella ripiegata su se stessa, spesso con lo sguardo nebuloso. Quei “vecchi” che “vogliono” inserirsi nei discorsi a tavola senza aver capito di cosa si sta parlando o che dicono la loro, figli del loro tempo, con opinioni e consigli fuori dalla realtà. Quante volte, in loro presenza, ci limitiamo a salutarli per poi “lasciarli nell’angolo”? Quante volte ci siamo sostituiti a loro nell’espletare un piccolo lavoro asserendo “Ci penso io” senza chiederci se davvero desiderassero lasciar fare a noi?

È naturale che un anziano provi rassicurazione sapendo che “ci pensiamo noi”. Tuttavia ci sono situazioni in cui potremmo avere uno sguardo diverso e renderci conto che l’inattività e la non possibilità di decidere per sé sono aspetti rischiosissimi per la salute psicofisica della persona. Quali rischi? Il decadimento cognitivo ed emotivo.

Uso molto il concetto di empowerment quando parlo del lavoro educativo con anziani. Si tratta della competenza di capire i propri bisogni e desideri, prendere una decisione e ottenere un risultato. Credo sia il fulcro dell’identità di ciascuno. A mio parere, è fondamentale che ogni persona possa autodeterminarsi ogni giorno della sua vita.

Cosa possiamo fare per garantire l’empowerment della persona anziana? Coinvolgendola nelle decisioni e nell’organizzazione della vita quotidiana. Banalmente, anziché limitarci a fare la spesa per loro possiamo coinvolgerli nella preparazione della lista della spesa e commentare i prezzi sui dépliant del supermercato. In cucina, una persona anziana con demenza o difficoltà motorie, può fare moltissimo: travasare, setacciare, mondare, sbucciare, mescolare… L’importante è avere i giusti strumenti e spazi. Ad esempio, un piano di lavoro senza disegni e fronzoli che confondano la vista, che sia basso al punto da non dover tenere in tensione le braccia, che sia libero da oggetti che distraggano. Condividere un lavoro (fare con) è un buon modo per indicare l’attività da svolgere (mi riferisco alle persone che hanno difficoltà nel comprendere le consegne).

Quest’ottica pedagogica richiama l’ideologia montessoriana che ha tra i suoi pilastri l’autonomia e l’ambiente su misura.

Concludendo, l’autonomia è gratificazione ed espressione di sé, per gli anziani spesso è questione di orgoglio, di dignità. Spesso aiutare la persona significa creare le circostanze affinché non abbia sempre bisogno di chiedere aiuto.

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Registrazione del Tribunale di Verona n.2049 Del 28 Luglio 2015 - R.o.c. Num 25932