In questa rubrica mi occupo solitamente della scrittura come processo grafo-simbolico, condividendo riflessioni e idee che hanno al centro il bambino scrivente.

In questo periodo in cui la pandemia sta ancora stringendo i nostri corpi e i nostri cuori in una morsa che ci costringe lontani dagli affetti più cari, vorrei però provare a ribaltare la prospettiva di osservazione e mettere al centro l'adulto e l'anziano nella relazione con l’espressione grafica del bambino, proponendo un passatempo che darà grandi soddisfazioni. 

 

 

Materiale necessario: carta, matite e penne, pastelli e pennarelli, buste e....francobolli! In aggiunta (facoltativo ma vivamente consigliato) un pizzico di magia.

Procedimento: proporre ai bambini di scrivere una lettera o di fare un disegno davvero speciale per chi è lontano e per chi sente tanto la sua mancanza.

Semplice, no? 

Scrivere a mano lettere, spedire disegni e pensieri può diventare non solo un passatempo piacevole per i bambini, ma nel contempo (soprattutto) può servire a far sentire più vicini e non dimenticati i nonni, meno soli gli zii, stupiti i cuginetti, divertiti gli amici che, a loro volta, potranno rispondere, alimentando il piacevole gusto dell'attesa di cose belle.

Accompagnare i bambini alla conoscenza della comunicazione scritta consente, indirettamente, di far assaporare il valore del gesto grafico, senza dimenticare che proprio la lettera o il disegno che siano affrancati e spediti, giungono al destinatario non virtualmente, ma in forma viva e tangibile, al punto che è possibile conservarli, incorniciarli, rileggerli, mostrarli.

Non solo: la lettera scritta a mano può essere uno strumento di comunicazione straordinario anche per gli adolescenti. È proprio l’adolescenza il periodo di scoperte e di confidenze, di riflessioni intime e di paure, che le generazioni degli over 45 conservava in quei “diari segreti” che oggi non esistono quasi più ma che rappresentano (rappresentavano) un grande contenitore di pensieri e di ricordi. 

La lettera può diventarlo anche oggi, qualora venga riconosciuto, dal giovane scrivente, il valore del destinatario.

Il gesto grafico in generale, sia esso scrittura o disegno, gode di svariati significati: uno di questi, il più noto, è sicuramente quello di rappresentare un messaggio esplicito: se scrivo “Caro nonno, mi manchi” sto comunicando un concetto di facilissima comprensione dal punto di vista comunicativo. 

Ma c’è poi un altro messaggio infinitamente più importante, condensato in quel gesto grafico, in quell’atto meditato e condiviso: si tratta di quel famoso tra le righe, di un contenuto implicito che lega ogni lettera o ogni colore utilizzati dal mittente, alla parte più emotiva del destinatario. Ecco allora che il “Caro nonno, mi manchi” assume valenze che vanno ben oltre le parole scritte e il messaggio razionalmente comprensibile, perché passa direttamente per quel circuito emotivo che, volenti o nolenti, non riusciamo a governare.

Ho l'enorme fortuna di trascorrere quotidianamente molto tempo coi bambini, respiro ogni giorno la loro energia, osservo quanto il loro affetto, l’entusiasmo, le idee, le emozioni, la fantasia, la creatività, passino anzitutto attraverso i disegni e i messaggi scritti di cui fanno dono: della loro valenza, anche simbolica, i bambini (loro sì!) colgono da sempre la portata. 

Scrivere una lettera a chi è lontano (penso, in particolare, ai nonni) vale quasi quanto un abbraccio perché ha il profumo di cose buone essendo, in fondo, nient'altro che un veicolo d'amore.

Provare per credere!

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Registrazione del Tribunale di Verona n.2049 Del 28 Luglio 2015 - R.o.c. Num 25932