È importante ricordare che i bambini sono pagine bianche, hanno delle loro caratteristiche già dalla nascita, ma il loro modo di essere si svilupperà relativamente a come noi siamo con loro. Il bambino si fida dell’adulto, principalmente del genitore, tanto che ogni tipo di messaggio che gli arriva da mamma e papa è letto come “verità”, proprio per questo anche un messaggio negativo che arriva al piccolo sull’altro genitore piuttosto che su un altro adulto che si occupa di lui o su di lui stesso, è recepito e fatto proprio. 

 

Come noi adulti anche i bambini hanno bisogno di messaggi chiari, informazioni certe su come vanno e non vanno fatte le cose.

L’incoerenza tra messaggio e agito è letta, ma non compresa e creerà confusione. Noi siamo l’esempio vivente, certo non possiamo chiederci, e nemmeno credere, di poter essere sempre irreprensibili, proprio per ciò non dobbiamo sottovalutare l’importanza di parlare e spiegare le nostre azioni e le nostre scelte ai bambini, motivandole.

I bambini hanno bisogno di tempo per crescere ed imparare , ma anche proprio di tempo per fare le cose e appropriarsi di abilità e significati. Certo non sempre, nonostante l’impegno e l’organizzazione, riusciamo a permetterci di avere quei cinque minuti da perdere perché lui faccia da solo o noi gli spieghiamo e in quel caso saremmo veloci, sgarbati, irritabili. Poco male, l’importante è ricordarsi di “recuperare”: riparare a quel momento dopo (mentre stiamo guidando, cucinando, prendendo l’autobus) mettendoci le parole, dando una spiegazione.“Scusa se prima sono stato sgarbato/ho avuto fretta/mi sono arrabbiato per una banalità, ma in quel momento….” c’era qualcosa di grave o comunque importante a cui io genitore dovevo pensare o dare la priorità.

L’altro capirà la nostra buona intenzione e che quello non è il comportamento che ci fa piacere tenere di solito, quindi non è quello da replicare, ma in quel caso era necessario. Con le parole dichiariamo anche come ci piacerebbe aver agito e magari concordiamo con il piccolo una modalità con la quale comunicarci quando ci sono delle necessità che ci obbligano ad essere meno “attenti”.

La nostra immagine di genitori non subirà così acciacchi agli occhi dei bambini, che invece avranno imparato che tutti possono scusarsi e nessuno è perfetto sempre. L’impossibilità della “perfezione” è importante sia recepita ed imparata già da bambini: permette di sapere che non sempre le cose ci vengono al primo colpo, ma che c’è la possibilità di migliorare, cambiare e riparare. Oltre alle spiegazioni delle nostre azioni, cosa quasi più importante, i bambini colgono e si costruiscono attraverso le nostre parole l’immagine di se.

Se un bambino viene rinforzato e lodato con complimenti, mai additato come cattivo nonostante faccia marachelle, ma gli sia spiegato che il suo gesto è stato sbagliato, e che quello non fa di lui una persona sbagliata, avrà tutti gli strumenti per costruirsi un’immagine di se positiva e in grado di migliorare ed imparare. Avrà anche la consapevolezza di sapersi “correggere” dove i suoi comportamenti non sono stati corretti, perché sa di essere fondamentalmente “buono”, ma che talvolta il “caso” ci può far agire nel modo meno appropriato, ma abbiamo spesso la possibilità di operare sui fattori esterni affinché quell’avvenimento non si verifichi più.

Come può un bambino fare questi ragionamenti?

Con l’adulto accanto che funziona da mente esterna di supporto, che lo guida nei pensieri. Che insegna a pensare proponendo le riflessioni necessarie per arrivare ad una soluzione, piuttosto che cercare una spiegazione. Se un bambino da un morso, un calcio, rompe volontariamente un oggetto, la nostra reazione istintiva sarebbe di “sgridarlo” e magari “metterlo in punizione”.
Cosa rimane così al bambino come spiegazione di un gesto cattivo? Se lo fai ti meriti un castigo. Ma è questo che desideriamo per i nostri figli? Degli automi che non combinano guai e non arrecano disturbo? O preferiamo persone che sanno come è corretto agire?

La seconda opzione chiede più sforzo e impegno, ma porta a risultati più gratificanti.Quindi all’azione “sbagliata” fermiamo il bambino, anche fisicamente, facciamogli sentire che siamo vicini a lui, anche se siamo arrabbiati (il che è legittimo anche per un genitore e possiamo manifestare e passare anche ciò) gli vogliamo comunque bene, e proprio per questo vogliamo spiegarci del perché sia stata compiuta questa azione, e se non sia forse possibile trovare una diversa strada per comunicare una stessa cosa.

Il contatto gli farà capire che sentiamo il suo stato d’animo, cogliamo i suoi sentimenti, che gli descriveremo anche con le parole. La rabbia, la sofferenza sono emozioni disarmanti, che non ci permettono di pensare e quindi difficilmente si possono razionalizzare senza gli strumenti adeguati. Ma gli adulti possono descrivere per i bambini questi stati d’essere, così che loro sappiano riconoscerli e apprendere come agire in quelle situazioni.

La ripetizione anche in questo caso sarà la chiave per raggiungere il risultato. Con il bambino che rompe un gioco perché è arrabbiato come con l’adolescente che ci risponde male per un nostro divieto, ci dovremmo fermare 1000 volte, ma ogni volta vedremo che da solo saprà fare un passo avanti. Se alla terza volta sarà lui a scusarsi alla decima magari si fermerà prima di agire e manifesterà con le parole che gli abbiamo donato il suo stato interiore ed insieme si potrà cercare una soluzione che ripristini la serenità.

iscriviti per tenerti sempre aggiornato.

redazione

via Cà Nova Zampieri 4e int 16/17
37057 San Giovanni Lupatoto Verona

periodico trimestrale

Registrazione del Tribunale di Verona n.2049 Del 28 Luglio 2015 - R.o.c. Num 25932