Tra i 18 mesi e i due anni il bambino è fisicamente pronto a controllare gli sfinteri: il suo corpo avrà raggiunto le caratteristiche necessarie a trattenere e lasciare andare la pipi; ma ciò non sarà sufficiente a garantire l’autonomia nell’uso del vasino, questa competenza richiede l’utilizzo di altri aspetti dell’individuo, legati anche alla sfera emotiva, che ciascuno è in grado di mettere in atto in diversi momenti e che non vanno forzati, se desideriamo uno sviluppo sano ed equilibrato

 

Ricordiamoci sempre che tutti gli eventi che riguardano i bambini in senso fisico, assumono per loro anche un significato psicologico.

Gli adulti che si occupano dei bambini devono allora saper mediare tra il loro desiderio –giusto- che il bambino impari a tenersi pulito, così da essere sollevati dal continuo cambiarlo e lavarlo & i tempi del bambino: come per tutte le nuove esperienze che vive, deve imparare a capire e conoscere questo nuovo stimolo che sente, ma ancora non sa controllare.

 Il controllo sfinterico si potrà dire raggiunto quando il riflesso di fare la pipì si trasformerà da involontario a volontario.

  • Una competenza raggiunta gradualmente

Sicuramente il raggiungimento dell’autonomia dell’uso del bagno nei bambini poggia anche sulla pazienza dei genitori.

È una tappa che richiede impegno, anche proprio di tempo: innumerevoli saranno i panni da lavare e i pavimenti da pulire, ma l’obiettivo raggiunto garantirà tempo ai genitori e soddisfazione di poter far da sé per i bambini.

Quando iniziare?

Se capita di alzare il piccolo dal letto e trovare il pannolino asciutto piuttosto che in altri momenti in cui sino ad allora lo avremo cambiato invece il piccolo non ha ancora fatto la pipi, possiamo proporgli di sedersi sul vate e provare a “fare pipi”. Il fatto che il bimbo si lasci effettivamente andare o meno, non ci dovrà scoraggiare. Le prime volte non avrà nemmeno chiara la nostra domanda =), ma potremo iniziare questo “rituale di provare” ad ogni cambio.

Come accompagnare la presa di coscienza di cosa sia il water? Può essere molto utile l’utilizzo di libri sull’argomento, uno tra tutti “Chi la fa nel posto giusto?” dove diversi animali si scervellano sull’utilizzo del vasino e solo il bambino troverà la soluzione.

Il gioco dei travasi (l’acqua o con la farina gialla e recipienti a misura di manina di bambino da riempire e svuotare liberamente) aiuterà a “provare” svuotamenti e riempimenti fuori di se.

Quando si raggiungeranno i primi traguardi ricordiamo che il piccolo ha lasciato, ha fatto uscire, qualcosa di suo che non può essere guardato con disprezzo dal genitore, quindi in questo momento insieme “saluteremo” la pipi tirando l’acqua, il piccolo sarà felice per noi e per se stesso.

Arriva allora il momento di togliere il pannolino…basilare è NON RETROCEDERE MAI da questa decisione. Il messaggio che manderemo al piccolo sarebbe “non ho fiducia in te”, e come potremo pretendere che lui sia sicuro di potercela fare, se non lo pensiamo noi, i suoi genitori, la sua ancora?

Per i primi tempi starà al genitore ricordare al piccolo che è senza pannolino e periodicamente accompagnarlo al bagno. Il genitore imparerà presto a riconoscere i gesti che indicano che al piccolo scappa, sarà allora opportuno mettere parole alle sensazioni provate dal bambino, così che lui impari a conoscerle e riconoscerle, quindi comportarsi di conseguenza…andando al bagno.

Spesso succede che quando i bambini avvertono lo stimolo dell’andare in bagno il mondo attorno a lui si allarma e vuole guidarlo con fretta e agitazione, ciò non lo aiuta ad orientarsi nella situazione di smarrimento nella quale si trova.

Quando il bambino riuscirà a fare la cacca nel vasino, dobbiamo ricordare che la sensazione di perdita provata da lui sarà molto forte: sente di aver perso una parte di se. Il piccolo non sa ancora separare se stesso dal suo prodotto sarà una consapevolezza che acquisirà con il tempo.

Inoltre, causa le nostre reazioni istintivo-culturali, non riuscirà a definire la cacca come buona o cattivo: è qualcosa che i genitori gli richiedono con tanta enfasi e che, quando “arriva”, guardano con stizza, non gli permettono di giocarci e, peggio ancora, buttano via. Tutto ciò è fatto a qualcosa che il bambino considera ancora parte di se. Per aiutare il distacco, allora è bello pensare ad un rituale di saluto con il quale il bambino può staccarsi da questa parte di se serenamente, sapendo che non è buttata via.

In caso di forzatura nell’uso del vasino i bambini possono avere regressioni

molto forti, tanto da non volersi più avvicinare.

D’altra parte può succedere che il bambino “pronto” attivi una regressione: non volersi più togliere il pannolino indica che ha capito il grande passo in avanti che sta per fare, e si prende gli ultimi momenti.

Ogni grande passo in avanti del bambino può essere preceduto da una regressione, anche in ambiti diversi dello sviluppo: un avanzamento cognitivo, ad esempio, può essere anticipato da una regressione del controllo sfinterico, ora le energie del bambino sono tutte concentrate in questa nuova esperienza.

  • Una competenza “imposta” e “improvvisa”

Il bimbo si trova spesso di punto in bianco assillato da una nuova richiesta, succede infatti spesso che l’ingresso anticipato alla scuola dell’infanzia (2 anni e mezzo), porti con se la necessità che il bambino si in grado di curare questo aspetto di autonomia/igiene personale. Pena: il malessere del bambino e del genitore, le strutture rivolte a quest’utenza richiedono delle autonomie ai bambini nell’uso del bagno e nell’alimentazione.

La situazione non aiuta il genitore ad essere un buon sostegno per il suo bambino: in un momento che abbiamo già definito forte poiché indica una crescita ed una rottura con la “dipendenza” precedente, affiancato poi al primo distacco dal genitore ed ingresso in un mondo fatto di altri e tanti dove l’esclusiva non può esserci, lo smarrimento del bambino è probabile.

Sicuramente sarà utile gestire con l’insegnante la situazione, se i primi empi accompagneremo il piccolo a scuola ancora con il pannolino. L’inizio dell’anno scolastico deve suonare come campanello d’allarme: è il caso di provare! La fiducia di riuscire che trasmetteremo sarà d’aiuto al piccolo e messaggio per l’insegnante che sarà predisposta ad aiutarci e consigliarci.

Certo possiamo capire come la somma delle cose richieda al piccolo giusti tempi di ambientamento, anche questi da concordare con le insegnanti per una permanenza serena del nostro piccolo, e di tutta la famiglia, nell’ambiente scuola.

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