Il bambino vive immerso in un mondo che gli regala ogni giorno un’infinita quantità di stimoli che toccano tutti i suoi sensi, come in uno scambio, grazie a questa stimolazione, il bimbo conosce il mondo ed impara a relazionarsi con lui e a viverci.

Da piccolo il bambino impara quindi anche ad esprimersi attraverso i sensi: ripropone le esperienze più belle percepite. Un canale spesso proposto ai bambini in modo apparentemente didattico per esprimere ciò che vivono, è il disegno. Attraverso questo i bambini ri-creano la realtà che li circonda: manifestano la conoscenza che hanno del mondo e liberano le dinamiche psichiche che non riescono ad esprimere con le parole.

Il loro desiderio più profondo e “sconosciuto” è di lasciare tracce di sé, di ricercare il limite esistente tra sé ed il mondo, c’è il desiderio di portare dentro di sé l’esterno accanto alla paura di far uscire una parte di sé (le feci). I primi tentativi di disegno saranno caratterizzati sia dalla potenza dei sentimenti, sia dalla non padronanza dei movimenti della mano, tutto facilmente risolvibile con il libero “esercizio”! Il disegno è composto da una moltitudine di elementi: materiali, colore, manipolazione, movimento, grandezze, forme.

Ciò che produce il bambino gli permette di dire e ascoltare se stesso e gli altri, di parlare di ciò che ha fatto e provato facendo: stimola il dialogo e quindi il linguaggio. Inizialmente sarà importante lasciare che i piccoli si dedichino liberamente e spesso al disegno, la nostra proposta si limiterà ad un foglio bianco (magari grande, ricordandoci che il piccolo non ne vede i confini) e colori, preferibili le cere o meglio ancora la tempera, che può essere utilizzata direttamente con le mani, che sono la prima “penna” del bambino, ed il canale d’espressione più diretto, da modo di lasciare spazio all’impulsività, il pennello infatti è un tramite, che blocca lo slancio.

Lasciare una traccia è il primo obiettivo che dovremmo porci quando avviciniamo il bimbo al “disegno”, gli permette di ricavare un piacere motorio, di affermare la sua capacità di produrre modificazioni sull’ambiente. L’evolversi del controllo motorio porta all’evoluzione del segno in disegno. Il colore produce un’emozione prima ancora dell’immagine, proponendo diversi colori possiamo favorire la ricchezza d’espressione e di comunicazione, proprie del linguaggio grafico-pittorico.

Il colore può sporcare, ma è anche un mezzo che permette giochi diversi e di prendere coscienza della responsabilità attraverso le conseguenza dei propri gesti. Sull’importanza ed il significato di “sporcarsi”, che spaventa bambini e genitori, va data una spiegazione: · Significa accettare il cambiamento; · Scoprire diverse percezioni; · Arricchirsi, conseguentemente, di nuove esperienze. Grazie alle produzioni i bambini imparano a dare valore a ciò che fanno e a mostrare cura verso i loro oggetti. Lasciare segni su un foglio utilizzando le proprie mani o mezzi che le prolungano, significa trasformare l’azione in qualcosa che rimane, alla quale gli adulti danno importanza e che diventa oggetto di conversazione ed interesse comune, sarà importante che l’educatrice stimoli nei bambini il “racconto” dell’esperienza. Un “disegno”, per quanto essenziale possa essere non è mai sterile, è l’adulto che vi apre una conversazione, che lo racconta, esteticamente e poi più profondamente, anche quando il bambino sia così piccolo da poter collaborare solo attraverso sorrisi o lallazioni.

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Registrazione del Tribunale di Verona n.2049 Del 28 Luglio 2015 - R.o.c. Num 25932